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L’isola del Giglio, Igilion (
capra) per i Greci da cui l’Aegilium romana, fu abitata già
nella preistoria, visse la civiltà etrusca e
poi in epoca romana
appartenne (come Giannutri) alla famiglia dei Domizi Enobarbi ,
che vi costruirono una grande villa, di cui rimangono i ruderi
con resti del vivaio in località Bagno del Saraceno.
La storia del Giglio si confonde
con quella dell’Arcipelago, fatta di incursioni saracene,
saccheggi ed incendi, grandi battaglie navali e leggendarie
presenze di monaci ed eremiti . Nel 1241 le acque di Giglio
furono teatro di una sanguinosa battaglia combattuta tra le
armate navali di Federico II di Svevia e di Papa Gregorio IX.
Nel Medio Evo Carlo Magno assegnò
l’isola all’Abbazia delle Tre Fontane di Roma, da questa
passò poi agli Aldobrandeschi e alla Repubblica di Pisa.
Giglio appartenne dal 1539 ai
Medici e poi al Granducato di Toscana; di questa epoca rimangono
i resti del Lazzeretto (XVII secolo), le torri del Porto (XVI
secolo) e di Campese (XVII secolo) e la grande cisterna
settecentesca costruita per attenuare la mancanza d’acqua e la
cronica sete dell’isola.
Di grande suggestione e ben
conservato è il paese fortificato di Giglio Castello, il centro
principale dell’isola, che sorge su una altura. L’impianto
urbanistico si deve ai Pisani, il centro
si presenta racchiuso da una alta cerchia muraria con
dieci torri tra
cilindriche e rettangolari.
Giglio Castello è un susseguirsi di archi pittoreschi,
detti “balzaioli”,
di scale esterne di accesso alle case in pietra, vie
strette, scalinate.
Gli altri insediamenti
dell’isola si sono sviluppati soprattutto con l’arrivo del
turismo. Sul versante est si trovano Giglio Porto e le aree
turistiche limitrofe; Campese si snoda
lungo l’omonima spiaggia del versante occidentale.
Negli anni
’90 al Giglio si era sviluppato un forte movimento contrario
all’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano,
culminato anche in manifestazioni di protesta di piazza.
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