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Sulla
fascia costiera si incontra la macchia mediterranea di
Sclerofille caratterizzata dalla presenza del Ginepro.
La macchia, ricresciuta in maniera spontanea anche nelle zone
non più coltivate, è costituita per lo più da gariga di
Rosmarino e Cisto marino con cespugli di Lentisco. La maggior
parte dell’isola era utilizzata per le coltivazioni agrarie
del carcere: campi di orzo e grano interrotti da Fichi
d’India, Agave, Sommacco e Asfodelo. Abbandonati i vigneti,
sono ancora presenti un
centinaio di olivi, residui dei 20.000 che coprivano l’isola
al tempo del censimento ordinato da Napoleone nel 1814, ma che
si erano già ridotti a soli 3000 nel 1914.
Pianosa
è un sito importantissimo per la migrazione degli uccelli e
molto interessante dal punto di vista dell’avifauna
nidificante: sono presenti il Gabbiano corso, la Berta maggiore,
il Marangone dal ciuffo, il Corvo imperiale e l’Averla
piccola, il Gheppio, l’Upupa e il Gruccione.
Sono
stati segnalate inoltre le presenze dell’Aquila minore, del Falco
della Regina e della Ghiandaia marina.
La
popolazione di Pernici presente è stata introdotta
recentemente; per un periodo gli esemplari furono considerati come
Pernice rossa (Alectoris rufa) ma
successivi studi del Parco hanno verificato un
inquinamento genetico con la Coturnice orientale o Ciukar (Alectoris
chukar).
Sull’isola
si rilevano numerosi endemismi
fra gli Invertebrati di terra e dei pozzi di
acqua dolce.
Anche
l’isolotto della Scola ospita interessanti e curiosi endemismi
sia vegetali che
animali, tra questi la cosiddetta Lucertola azzurra, una
sottospecie non riconosciuta come tale da tutti gli studiosi.
Di
enorme valore la fauna ittica e gli ecosistemi marini nelle
acque che circondano l’isola.
La
Colonia Penale, con i restrittivi regolamenti per l’accesso
all’isola e al mare che la circonda, ha creato per 150 anni
una situazione eccezionale per il Mediterraneo. Al di là di
episodi di bracconaggio, il mare di Pianosa è stato poco
sfruttato e non disturbato dal traffico di imbarcazioni
turistiche; un gioco di correnti difende Pianosa dalle maggiori
fonti di inquinamento esterno, per cui le principali catene
alimentari e gli ecosistemi sono quasi completamente integri.
L’unico vero pericolo è costituito dalle “carrette dei
mari” che lavano abusivamente le cisterne nel tratto di mare tra
Pianosa e la Corsica.
I
fondali, con grotte e canyon sottomarini, sono un habitat
estremamente favorevole all’ittiofauna stanziale. L’isola si
trova inoltre sulla direttrice dei pesci di passo e presenta la
maggior parte delle biocenosi marine mediterranee, alcune delle
quali ormai rare. La “prateria” di Posidonia oceanica è ben estesa e
conservata, così come la fascia a Lithophyllum tortuosum e le
biocenosi del coralligeno.
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