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L’isola
di Pianosa, la Planasia dei Romani, è stata abitata fin dal
neolitico,
come testimoniano i ritrovamenti nella grotta di Punta
Secca. Delle epoche successive sono rimasti a Cala Giovanna i
ruderi di una grande villa romana del I° secolo chiamata Bagni
di
Agrippa, dal nome del nipote di Augusto che fu esiliato e
poi assassinato sull’isola
e, appena fuori del porto, le Catacombe scavate nel IV
secolo dai Cristiani, le più estese ed importanti a nord di
Roma. All’interno delle Catacombe oltre ai loculi sono
presenti graffiti nella roccia, considerati i più antichi
simboli della presenza del Cristianesimo nell’Arcipelago
Toscano. Le Catacombe
sono di proprietà dello Stato di Città del Vaticano. Il mare
protetto dell’isola nasconde ancora relitti di varie epoche.
Dopo
la devastante occupazione saracena del 1533, Pianosa è rimasta
praticamente deserta, salvo sporadiche utilizzazioni agricole e
pastorali da parte delle comunità dell’Elba sud-occidentale.
Solo
Napoleone I° se ne interessò durante il suo breve esilio
all’Elba, incrementando fortemente la produzione di orzo e
facendo costruire anche il Forte della Teglia.
La
Pianosa che vediamo oggi è il prodotto dell’utilizzo
dell’isola come Colonia Penale agricola a partire dal 1864.
Oggi, nonostante lo stato di abbandono, resta leggibile la
suddivisione in sette poderi con cui fu riorganizzato il
carcere.
Successivamente
la Colonia agricola fu fortemente ridotta per la realizzazione
di un carcere di massima sicurezza destinato prima ai Brigatisti
Rossi e poi ai mafiosi, risale al primo periodo la costruzione
dell’orrendo muro che divide in due l’isola.
Nel
1997 il carcere venne definitivamente chiuso ed oggi sono
presenti solo alcuni detenuti del carcere di Porto Azzurro che
assicurano la manutenzione di alcuni beni.
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