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Per
lungo tempo è stata esercitata la pesca dei delfini per farne
il Mosciame o Musciame, una specie di salume di filetto
cetaceo che ancora oggi viene venduto a prezzi proibitivi da
bracconieri e ristoratori senza scrupoli. I cetacei venivano
anche uccisi perché considerati nocivi per la pesca oppure
finivano intrappolati nelle reti e morivano affogati. Questi
mammiferi marini sono anche molto sensibili all'inquinamento da
petrolio e, essendo al culmine della catena alimentare,
risentono fortemente della contaminazione degli altri organismi
marini. Ma un grave pericolo viene anche dalle collisioni con
navi, da forti rumori prodotti da imbarcazioni e dal
disturbo umano provocato dal whale watching (osservazione
cetacei) non
regolamentato.
La
tutela di queste specie iniziò nel 1991 con due Decreti del
Ministero della Marina Mercantile che istituirono una zona di
tutela biologica ed il divieto di utilizzo delle reti derivanti
nel tratto di mare compreso tra Punta Mesco (confine est
ligure), Capo d'Antibes e Capo Corso; sempre nel 1991 l'Istituto
Tethys presentò nel Principato di Monaco il "Progetto
Pelagos", la proposta di istituzione di un'area marina
protetta nella zona.
Nel
1993, Italia, Francia e Principato di Monaco firmarono a
Bruxelles una Dichiarazione congiunta finalizzata
all'istituzione di un Santuario mediterraneo per i mammiferi
marini.
La
Legge n. 426 del 1998 ha impegnato il Ministero dell'ambiente
italiano ad avviare l'istituzione dell'area marina protetta
"Santuario dei Cetacei" e a prendere iniziative
per estenderla alle acque territoriali dei Paesi confinanti ed
alle acque internazionali: nel 1999, Italia, Francia e
Principato di Monaco hanno firmato l'accordo per istituire
il Santuario, quell’accordo è stato finalmente ratificato e
reso esecutivo con Legge n. 391 del 2001.
I
tre Paesi firmatari si impegnano a tutelare i mammiferi marini
di ogni specie e i loro habitat.
Per
questo Italia, Francia e Monaco hanno adottato le seguenti
misure:
intensificazione
dell'attività contro ogni inquinamento dannoso per i mammiferi
marini e sui loro habitat;
Eliminazione
progressiva degli scarichi tossici sulla costa;
divieto
di cattura e disturbo dei mammiferi marini;
regolamentazione
o divieto di competizioni a motore;
adeguamento
alla normativa comunitaria in materia di pesca;
regolamentazione
delle attività turistiche di whale-watching .
Impegno
a favorire programmi di ricerca scientifica e campagne di
sensibilizzazione per la prevenzione delle collisioni tra navi e
mammiferi marini e la segnalazione di cetacei in difficoltà.
Infine,
sul piano internazionale, i Paesi contraenti si impegnano a
chiedere l'iscrizione del santuario nella lista ASPIM e ad
invitare altri Stati ad adottare nelle aree marine misure
di protezione simili, comunicando il loro accordo a livello
internazionale.
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