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Crostacei terrestri 

 

 

Ilvanella inexpectata

 

I Crostacei sono Artropodi Antennobranchiati (Crustacea) con antenne o antennule.

Anche se costituiscono un gruppo naturale ben definito, non è facile darne una spiegazione applicabile a tutte le specie. La maggior parte delle specie che conduce vita fissa o parassita presentano alterazioni profonde, tanto da renderne difficile il riconoscimento che però è più facile allo stato larvale.

La maggior parte dei crostacei sono marini, ma un buon numero vive anche nelle acque dolci ed alcuni anche in ambienti terrestri o semiterrestri.

Il corpo dei crostacei è formato da Capo, Torace ed Addome ed è frequente la presenza di uno scudo dorsale o carapace che assume specie diverse a seconda delle specie.

Nella maggior parte dei casi, i sessi sono separati, ma non mancano casi di ermafroditismo(presenza nello stesso individuo di sesso maschile e femminile) e di partenogenesi (sviluppo di uova non fecondate).

Si dividono in Paleocaridi e Neocaridi.

Nell'Arcipelago Toscano i Crostacei terrestri più diffusi sono gli Isopodi, comprendenti anche i "porcellini di terra" o "nonne", si segnalano numerosi endemismi: Cylisticus urgonis a Gorgona;  Cylisticus caprarie a Capraia; Cylisticus nasutus all'Elba; Cylisticus igiliensis al Giglio; Alloschizidium igiliense all'Elba e al Giglio; Armadillidium pseudassimile a Capraia; Armadillidium oglasae a Montecristo; Armadillidium tyrrhenum al Giglio e Proasellus acutinias.

Tra i Crostacei d'acqua dolce, all'Elba è presente una specie endemica  degli Anfipodi, l'Ilvanella inexpectata, un crostaceo di circa 8 millimetri, cieco e depigmentato, che vive nelle acque freatiche, ma è di grande rilievo anche l'Amphipoda Metacrangonyx ilvanus , unico rappresentante italiano di questa famiglia, endemico all'Elba tra Portoferraio e Porto Azzurro, 

I piccoli crostacei di acqua dolce sono ben rappresentati nell'Arcipelago, tanto che a Pianosa sono state di recente trovate specie prima sconosciute di cui diamo conto più sotto in una interessante nota di  Giuseppe Messana (Zoologo, Ricercatore CNR, Presidente della Società Internazionale di Biospeologia)

 

 

I crostacei dei pozzi di Pianosa   di Giuseppe Messana

La prima volta che ho messo piede sull’isola di Pianosa, in compagnia di vari ricercatori in missione esplorativa per cercare di capire cosa potesse diventare questo gioiello dell’arcipelago toscano, una volta dismesso il carcere di massima sicurezza, sono stato colpito dalla grande quantità di pozzi, alcuni scavati in epoca romana, che costellano i pochi chilometri quadrati dell’isola. Questo fatto per me, biospeleologo, interessato alle faune acquatiche sotterranee è stato molto elettrizzante. Scoprire poi che la sorgente costiera di golfo Botte, ospitava una ricchissima popolazione di una specie di Crostacei Anfipodi, ben conosciuta in tutto il bacino del Mediterraneo, il Rhipidogammarus rhipidiophorous che, pur essendo una specie epigea, presentava una interessantissima separazione di morfotipi tra la parte più a mare (individui con pigmentazione ed appendici normali) e la parte più sotterranea (individui con appendici più lunghe e depigmentazione evidente) della sorgente, mi ha fatto sperare che si sarebbero trovate, nei pozzi dell’interno dell’isola, interessanti forme con adattamenti morfologici ancora più spinti in senso stigobio (stigobie sono le specie che vivono nelle acque sotterranee e presentano adattamenti morfologici, fisiologici e comportamentali alla vita in ambiente sotterraneo; da Stige il fiume che separa il mondo dei vivi da quello dei morti nella mitologia greca e romana).

Che l’isola avrebbe riservato delle sorprese, vista la mancanza di dati sulle faune stigobie era nel conto, ma devo dire che non mi sarei aspettato di trovare una tale diversità di specie di Anfipodi sotterranei in un’isola di abbastanza recente emersione e soprattutto in una falda che si alimenta esclusivamente con le poche acque meteoriche e di condensa di questa piatta superficie posta in mezzo al mare.

Dopo una serie di prelievi nei vari pozzi dell’isola infatti, sono risultate presenti, oltre alla specie di golfo Botte, altre due specie di due generi diversi di anfipodi. Una di queste è ancora in studio ed appartiene al genere Pseudoniphargus. L’altra è risultata essere una specie nuova per la scienza ed è stata descritta col nome di Longigammarus planasiae Messana e Ruffo, 2001.

Longigammarus planasiae, un Anfipode sotterraneo che si trova solo a Pianosa

 

Il genere Longigammarus, tipicamente stigobio, è stato trovato sinora, in due sole località tirreniche, a Pianosa appunto ed in ambiente interstiziale, alla foce di un piccolo fiume nei pressi di Marsiglia. Non è detto però che non ne esistano altre specie, ancora da scoprire, sparse per il bacino Mediterraneo che, per quanto riguarda le acque sotterranee, ha ancora molto da dare. Questo genere presenta molte affinità con l’altro genere trovato sull’isola, il Rhipidogammarus, a cui assomiglia molto e di cui sarà interessante nel futuro indagare sui rapporti filogenetici reciproci. In effetti al di la del grande interesse che ha la scoperta di ogni nuova specie, in termini di accrescimento delle conoscenze sulla biodiversità del nostro territorio e sulla filogenesi e biogeografia delle specie, in questo caso bisogna sottolineare l’occasione, irripetibile forse, di trovarsi di fronte a popolazioni costiere in fase di colonizzazione delle acque sotterranee (il genere Rhipidogammarus) e a poche decine di metri a popolazioni già adattate (il genere Longigammarus), con probabili legami genetici tra di loro da studiare ed evidenziare.

È evidente che la falda freatica dell’isola di Pianosa presenta un interesse particolare, per la sua alta biodiversità (molto ancora c’è da esplorare), per la possibilità di usare le specie stigobie presenti per confrontare alcuni modelli di colonizzazione ed adattamento all’ambiente sotterraneo e per l’unicità di una situazione ambientale estremamente controllata e stabile nel tempo.