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La
cultura delle aree protette non è omogeneamente diffusa lungo
tutte le coste del Mare nostrum, e nella maggio parte dei Paesi
lascia anzi a desiderare. Secondo le stime dell’Iucn1 la nazione
con la maggiore estensione di territorio protetto calcolato in
rapporto alla sua superficie complessiva è Israele, con ben il
15,2% del territorio sottoposto a tutela (sono considerate le
tipologie da I a VI dall’Iucn). Segue da vicino la Francia, 14%,
che coi suoi quasi 8milioni di ha possiede la superficie più
estesa di aree protette. Ben distanziate, troviamo poi le altre
due nazioni dell’Ue, Spagna (8,5%), Italia (8,3), Cipro (8,5) e
poi le due più avanzate nazioni balcaniche, Croazia (7,4) e
Slovenia (5,9%).
Sotto il 5% tutte le altre.
Particolarmente
disarmante - pur volendo tener conto della minore varietà di
ambienti naturali e della presenza di tipologie meno minacciate
dalle attività dell’uomo - il quadro di buona parte del
nord Africa. In Tunisia addirittura il territorio sotto tutela è
pari allo 0,5% del totale; in Libia allo 0,1. Analoga situazione
per la Bosnia Erzegovina e il Libano (0,5%).
L’andamento
negli ultimi trent’anni conferma questa disparità. Incrementi
notevoli vanno registrati in Francia, Spagna e Italia. Buona, pur
non avendo portato sopra al 2,5% del territorio, la crescita
dell’Algeria, paragonabile a quella francese. Pessime le
performance di Marocco e Tunisia.

Più
uniforme, soprattutto perché poco rilevante su tutto il bacino
mediterraneo, la situazione del mare protetto.
A
distinguersi, a parte la piccola Albania col suo 2% di mare
nazionale messo sotto tutela (statistiche e classificazioni Unep),
sono ancora l’Algeria con lo 0,7% e l’Italia che col suo 0,5%
delle acque nazionali. L'Italia è anche la nazione che per prima
ha messo sotto tutela un tratto di mare: quello antistante il
Circeo, dal 1934. Tutte le altre – anche se va detto che le
statistiche disponibili sono lacunose, mancando ad esempio i dati
francesi – non raggiungono nemmeno questo misero 0,5%.

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