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Il
mare di mezzo
Il
Mediterraneo è un mare chiuso: una goccia d'acqua che entra nel
Mediterraneo dallo stretto di Gibilterra impiega 25 anni per
compiere il giro del bacino e ritornare nell'Oceano Atlantico.
Mediterraneo
vuol dire mare di mezzo. Di mezzo a tante terre, popoli e culture
diversi; di mezzo alla storia, crogiolo e crocevia di mondi che
hanno segnato il cammino dell’umanità: le civiltà fenicia,
egizia, greca, romana, e poi l’ebraismo, il cristianesimo,
l’islam. Di mezzo anche ai grandi sussulti che segnano il nostro
presente: la ferita mediorientale, l’abisso che divide Nord e
Sud del pianeta, la marea del fondamentalismo e del terrorismo
islamici.
Qui
sono nate e vivono tuttora identità culturali fortissime, che nei
secoli si sono incontrate, scontrate, contaminate disegnando un
modello, quello appunto mediterraneo, che reca un duplice segno:
la diversità, il miscuglio.
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Le acque del Mediterraneo occupano una superficie di 2,5 milioni
di kmq (oltre quattro milioni di chilometri cubici d'acqua)
ospitano circa 5000 isole, bagnano 46000 km di costa divisi tra 22
Paesi.
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Il prodotto interno lordo dell’area mediterranea ammonta a 4000
miliardi di dollari annui, circa il 12,5% di quello mondiale.
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Nel 2002 i Paesi mediterranei hanno partecipato per il 14,2%
all’import mondiale di merci (17,1% nel 1980) e per il 13,3%
all’export (14% nel 1980)
Il
mondo mediterraneo partecipa in pieno ai processi di
globalizzazione, e ne condivide tutte le contraddizioni e gli
aspetti peggiori. Distanze sociali ed economiche che si
accrescono, diversità ambientali e climatiche che tendono ad
assottigliarsi, progressiva omologazione ad un modello economico
ad alto impatto ambientale, differenze culturali che rischiano di
perdersi.
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Il Mediterraneo costituisce solo l’1% di tutte le acque del
pianeta, ma ospita il 6% delle specie marine.
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2 miliardi di uccelli appartenenti a 150 specie durante le
migrazioni fanno tappa nelle zone umide del Mediterraneo.
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Nell’area mediterranea l’8,1% delle specie vegetali è a
rischio di estinzione, contro il 4,1% della media mondiale.
In
Turchia, il maggiore serbatoio di biodiversità dell’intero
Mediterraneo, è a rischio il 27% delle specie vegetali (oltre
2000).
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Durante l’estate del 2003 le temperature medie hanno superato di
2-4 gradi centigradi le medie stagionali lungo la sponda sud,
anche di 8 gradi sulla sponda nord. In agosto tanto a Pisa quanto
a Tunisi la temperatura media è stata di 29 gradi, mentre Corfù
con 30 gradi ha superato Bengasi (29).
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La desertificazione colpisce il 17% del territorio europeo (52
milioni di ettari) e il 65% di quello africano. In Sicilia il 36%
del territorio è interessato da fenomeni di inaridimento.
Nei
Paesi che si affacciano sul Mediterraneo abitano circa 400 milioni
di persone, 135 delle quali lungo le coste.
Gli
stati più popolosi del bacino sono Egitto (71.9 mln abitanti),
Turchia (71.3), Francia (60.1) e Italia (57.4).
Colpisce
la radicale diversità demografica sulle diverse sponde del
bacino. In un ipotetico viaggio lungo le sponde del Mediterraneo
incontriamo Paesi con tassi di crescita annui prossimi al 4% e
paesi dove la crescita rasenta da vicino lo zero, Paesi
giovanissimi, con una percentuale di popolazione sotto i 15 che
arriva al 50% del totale e Paesi in cui un cittadino su cinque
supera i 65 anni. Paesi con una densità di 4-500 persone di media
per km2 e altri in cui la ce ne sono solo 3.
Le
nazioni col tasso di crescita in assoluto più alto sono quelle
mediorientali: Giordania e Territori Palestinesi toccano quasi il
4% (3,8 e 3,7%, rispettivamente), la Siria cresce al ritmo di 3%
annuo. Poco sotto arrivano anche i Paesi nordafricani: 3% Libia,
2,5% Algeria. Israele, e siamo di nuovo in Medioriente, fa
registrare un +2,3% annuo. Poi ancora Africa: 2,2% l’Egitto,
2,1% il Marocco, 2 la Tunisia e la Turchia.
Nettamente
sotto invece, ad un punto percentuale di distanza, arrivano i
Paesi dell’Europa meridionale e balcanica, tutti attorno o sotto
l’1%. Il paese con la crescita minore, solo 0,1%, è l’Italia.
E l’Italia è anche lo stato più anziano del Mediterraneo: ha
il più alto numero di ultra sessantacinquenni (il 18 e mezzo
percento) e il più basso tasso di under 15 (solo il 14,2% ).
Niente a che vedere coi paesi più giovani del bacino: più della
metà (52%) degli albanesi ha meno di 15 anni. Pochi di meno sono
gli adolescenti palestinesi (46,3%). Scorrendo questa classifica
della gioventù troviamo, attorno al 40%, Siria a Giordania.
E’
pressoché perfetta, dunque, la corrispondenza fra numero di under
15 e tasso di crescita della popolazione. E infatti agli ultimi
posti troviamo Francia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia e poi
Grecia e Spagna. Ultima, l’Italia.
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