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Clima e povertà

 
Proteggere il clima, battere la povertà

C’era un tempo in cui la difesa dell’ambiente era vista da molti come una preoccupazione "da ricchi", come un lusso incompatibile con l’esigenza dello sviluppo, soprattutto nel Sud del mondo, con l’esigenza.

Questa idea è stata smentita drammaticamente dai fatti, e oggi è evidente a tutti che sono proprio i Paesi poveri a pagare i prezzi umani più alti per il degrado ambientale, l’inquinamento, la dissipazione delle risorse naturali. Basti dire che in Asia l’inquinamento fecale dei fiumi supera di cinquanta volte quello dei Paesi industrializzati, o che nelle città del Sud del mondo tra il 20% e il 50% dei rifiuti domestici non viene raccolto.

Tra i problemi ambientali, l’aumento dell’effetto serra e il rischio conseguente di mutamenti climatici sono quelli per i quali l’intreccio con la povertà e il sottosviluppo è più forte. Dai Paesi poveri viene solt

anto una piccola quota delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra, ma gli effetti di un incremento della temperatura sulla Terra — avanzata dei deserti e delle zone aride, incremento dell’incidenza di malattie endemiche come la malaria — colpiscono con particolare violenza nel Sud del mondo, rendendo ancora più precarie le condizioni di vita di centinaia di milioni di persone che già oggi fanno i conti ogni giorno con la fame, la miseria, le malattie. E d’altra parte, proprio il sottosviluppo alimenta fenomeni, come la deforestazione, che aggravano il rischio climatico.

Per tutto questo, fermare l’aumento dell’effetto serra è un passo obbligato se si vuole sconfiggere la povertà. Un passo che devono compiere prima di tutto i Paesi ricchi, responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni dannose per il clima, un passo che impone di ridurre i consumi di petrolio e di fonti energetiche fossili (la fonte di gran lunga principali delle emissioni di gas serra) e di mettere a disposizione dei Paesi più poveri le tecnologie necessarie per uno sviluppo davvero sostenibile.

Finora i Paesi ricchi si sono sottratti a questa responsabilità. Il Protocollo di Kyoto, approvato nel 1997 e che fissa obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas serra, non è ancora stato applicato veramente, e gli Stati Uniti, che da soli emettono un quarto di tutti i gas serra, se ne sono apertamente chiamati fuori

Con la campagna su clima e povertà, Legambiente vuole denunciare l’intreccio strettissimo tra rischio climatico e sottosviluppo, e richiamare il mondo ricco nel quale viviamo alle sue responsabilità. Negli ultimi anni è cresciuto in tutto l’Occidente e in particolare in Italia un grande movimento che si batte contro questa globalizzazione "ritagliata" sull’interesse di pochi, che eleva il mercato e la logica del profitto a categorie ideologiche e riduce le relazioni umane ad una dimensione esclusivamente mercantile. Legambiente è protagonista in questo nuovo, grande fenomeno di partecipazione e di pensiero critico. Un mondo diverso è possibile, un mondo che sia "nonsolomerci" e sia tanti più e tanti meno: più coesione sociale e meno liberismo, più diritti umani e democrazia meno schiavitù, più cancellazione del debito e meno spese militari, più identità culturale e meno omologazione, più cooperazione allo sviluppo e meno povertà, più istruzione e meno lavoro minorile, più risparmio energetico e meno effetto serra, più fonti rinnovabili e meno petrolio, più trasporto pubblico e meno anidride carbonica, più biologico e meno pesticidi, più sicurezza alimentare e meno Ogm, più biodiversità e meno deforestazione.

La campagna su clima e povertà è un mattone per costruire questo mondo diverso e possibile.