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Clima e povertà

 

Istantanee dal Sud del Mondo

Kenya: l’erosione del Bacino del fiume Nyando

Tanti piccoli canyon dalle forme bizzarre che segnano il paesaggio in maniera decisa. "Antichi e affascinanti documenti sulla storia geologica della Terra", pensa il visitatore che giunge per la prima volta nel bacino del fiume Nyando, a pochi chilometri da Kisumu e dal lago Vittoria. Niente affatto. Questi canyon sono figli della grande alluvione provocata dal Nino nel 1961 e dell’erosione del suolo. Il grande problema è che questi canyon guadagnano metri su metri ogni anno, isolando i villaggi e scaricando tonnellate di detriti nel Lago Vittoria. Un disastro idro-geologico che prosegue ineluttabile il suo corso, con conseguenze gravissime sul piano sociale e ambientale.

Tanzania: le ultime nevi del Kilimanjaro

Con i suoi 5800 metri è la montagna più alta dell’Africa e la sua immagine è celebre in tutto il mondo. Nella lingua dei "chagga", la tribù che abita la montagna dal lato della Tanzania, Kilema Kyaro significa "ciò che rende impossibile il viaggio". Per i Masai, invece, è la "montagna bianca". La sua leggenda nasce in Europa nel 1849, quando John Rebmann, il primo occidentale a descriverne la cima innevata, viene deriso dalla Royal Geographical Society. A quel tempo, nessuno immaginava che potesse esserci la neve all’equatore, e il malcapitato fu preso per pazzo. Oggi quella neve è in pericolo, minacciata dal riscaldamento del pianeta: secondo l’Università dell’Ohio, dal 1912 a oggi la montagna bianca ha perso oltre l’80% dei suoi ghiacciai e la neve potrebbe scomparire definitivamente dalla cima in soli 15 anni. Una catastrofe, che minaccia che minaccia la vita di intere popolazioni, i Masai e i Chagga.

Kenya: l’oasi di Marsabit

Il Kenya dipende in modo primario dall'agricoltura, ma solo il 20% del territorio gode di precipitazioni adeguate e di terreni adatti alle coltivazioni. Secondo l’ultimo Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione per la lotta alla desertificazione, "più dell'80% del Paese è esposto a fenomeni di desertificazione. Queste stesse terre assicurano oggi la sopravvivenza al 26-30% della popolazione, al 50% del bestiame, e a una vasta gamma di animali e piante selvatiche che costituiscono il cuore dell'industria turistica del Kenya". Negli anni ’90 il Kenya ha conosciuto quattro gravi carestie, e le alluvioni portate dal Nino nel ‘97 e nel ‘98.

Kenya: l’assalto al Monte Kenya

E’ la seconda vetta dell’Africa, richiama ogni anno migliaia di turisti, costituisce la principale riserva d’acqua e di vegetazione del Kenya, e riassume in sé tutte le contraddizioni e i pericoli che minacciano i grandi ecosistemi montani nei Paesi in via di sviluppo: la frenetica attività di deforestazione (legale e illegale) e l’estrazione del carbone, i pascoli illegali e il bracconaggio spietato nei confronti di specie rare e protettissime come leoni, leopardi e elefanti. Questo vero e proprio assalto al Monte Kenia non rischia solo di mettere in ginocchio l’omonimo parco nazionale, ma ha effetti drammatici anche sui fiumi che nascono dalle riserve d’acqua della montagna: il fiume Tana, ad esempio, il principale corso d’acqua del Kenya, che negli ultimi 15 anni ha ridotto drasticamente la sua portata.

Brasile: la foresta che non c'è più

La Mata Atlantica è uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta in termini di biodiversità, da cui dipende la qualità della vita di milioni di brasiliani. In origine l'area di questo bioma si estendeva per 1.306.421 kmq, circa il 15% del territorio brasiliano è più di quattro volte la superficie dell'Italia. Dopo cinque secoli di deforestazione di questa giungla non rimane più che il 7% della copertura originaria. Negli ultimi 40 anni l'elevato il ritmo della deforestazione e lo sfruttamento incontrollato del terreno, ha drammaticamente impoverito e reso aride molte zone. Legambiente è attiva in questa zona con un progetto di cooperazione per la ricerca, il recupero e l'educazione ambientale.