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L’accumulo
di gas serra nell’atmosfera produce un aumento della
temperatura globale, con gravi effetti sui livelli del mare,
sulla frequenze e violenza di siccità e alluvioni,
sull'agricoltura e la biodiversità e conseguentemente sui
diversi settori socio-economici.
I
principali gas serra sono l’anidride carbonica (CO2), il
metano (CH4) e il protossido di azoto. Inoltre, il generale
aumento dell’ozono troposferico (O3), causato dalle emissioni
di ossido di azoto (NOx) e composti organici volatili non
metanici (COVNM), contribuisce all’aumento della temperatura
globale.
Il
maggior contributo del settore dei trasporti stradali ai gas
serra viene dato in termini di CO2. Pur contribuendo solo del
24% alle emissioni totali nazionali, dopo il settore della
combustione – produzione di energia e industria di
trasformazione - le emissioni di CO2 da trasporti stradali
mostrano un andamento costantemente crescente dal 1980 al 1997,
seguendo un trend opposto rispetto alle altre sostanze. Ciò è
dovuto all’aumento delle percorrenze complessive, all'aumento
del numero di autovetture, nonché ad un relativo aumento delle
cilindrate all’interno di ciascuna classe nei modelli di più
recente immatricolazione.
Le
emissioni di anidride carbonica globali, fortemente collegate al
consumo di combustibili fossili, seguono lo stesso trend
positivo dal 1980 al 1997, con un lieve calo nel biennio
‘93-’94, attribuibile all’andamento negativo
dell’economia del Paese. Inoltre, utilizzando il CO2
equivalente per valutare le emissioni dei principali gas serra
(anidride carbonica, metano e protossido di azoto) si osserva
che in Italia l’emissione procapite di gas serra, per il
periodo 1990-’97, è inferiore rispetto agli altri paesi
dell’Unione Europea e dei Paesi industrializzati ma, mentre
negli altri paesi si assiste ad un decremento delle emissioni
procapite, in Italia si ha un aumento (l'esatto opposto rispetto
agli obiettivi nazionali del protocollo di Kyoto, che prevede
una diminuzione delle emissioni annue, come media del periodo
2008-2012 pari al 6,5% rispetto al 1990).
Per
quanto riguarda l’ozono, particolarmente critica la situazione
su tutto il territorio nazionale per il quale si registrano in
più del 90% delle informazioni disponibili il superamento del
livello di attenzione (180ug/m3). Le emissioni totali di NOx tra
il 1984 e il 1992 sono aumentate del 33%, per poi invertire la
tendenza dal 1993 in poi, con una riduzione del 16% nel 1997
rispetto al ’92.
Il
contributo dei trasporti stradali alle emissioni degli ossidi di
azoto aumenta del 48% dal 1980 al 1992, per poi decrescere fino
a arrivare nel ’97 a rappresentare il 53% delle emissioni
totali di NOx, di cui il 30% nelle aree urbane (Anpa, 2000).
Le
emissioni totali di composti organici volatili non metanici dopo
un incremento del 14% dal 1985 al ’95, mostrano un inversione
di tendenza scendendo del 13% dal 1995 al ’97.
I
trasporti stradali incidono per il 46% nel 1997 alle
emissioni totali di questo inquinante e di questa percentuale
l’80% viene emessa in aree urbane. Il trasporto stradale è
responsabile del 71% del monossido di carbonio emesso in
atmosfera nel nostro paese, durante l’anno 1997, e le
automobili contribuiscono alle emissioni di questo settore del
79%. Oltre il 70% delle emissioni di monossido di carbonio nel
nostro paese vengono emesse nelle aree urbane.
In
base al Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, ogni Paese
o gruppo di Paesi ha sottoscritto un proprio obiettivo di
riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Tra i Paesi
industrializzati, responsabili di gran parte delle emissioni che
minacciano il clima e cui tocca perciò lo sforzo maggiore per
una loro riduzione, solo l’Unione europea ha in parte tenuto
fede ai suoi impegni; quanto all’Italia, malgrado alcuni
positivi passi in avanti — siamo stati uno dei primi Paesi ad
adottare una "energy-carbon tax", imposta che grava
sugli usi energetici a maggiore impatto climalterante -
l’obiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2 entro il
2010 resta lontanissimo.
L’Europa
non è riuscita ad imporre a Stati Uniti, Russia, Australia e
Giappone l’accettazione di misure veramente incisive per
curare la febbre del pianeta, e questo mette tutti davanti a un
bivio: o i governi, le forze politiche, i sistemi economici, gli
stessi consumatori si muoveranno in fretta per fermare
l’aumento delle emissioni che stanno alterando il clima,
oppure tra pochi anni dovremo fronteggiare non più una
minaccia, ma una drammatica realtà. |