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L'impatto
sull'ambiente

L'impatto
degli sversamenti di petrolio nell'ecosistema marino dipendono
da molti fattori concomitanti: quantità di petrolio sversato,
modalità dell'incidente (l'incendio del petrolio può
trasferire parte degli idrocarburi in atmosfera),distanza e
morfologia della costa, condizioni meteorologiche In generale,
uno sversamento consistente produce effetti acuti nel breve
termine e cronici nel lungo periodo sugli organismi marini (in
particolare sulle uova o sui piccoli pesci), sui crostacei (ad
esempio lo zooplancton, che rappresenta la principale fonte di
cibo per i pesci), sugli invertebrati filtratori (coralli,
spugne, anemoni di mare, bivalvi, etc.) e sull'avifauna che
viene a contatto con gli strati oleosi galleggianti. Quando le
chiazze raggiungono il
litorale,
i danni colpiscono anche gli organismi stanziali, siano essi
alghe, piante o animali.
In
particolare, per quanto riguarda gli effetti acuti, il
petrolio forma una sottile pellicola che:
-
impedisce
gli scambi gassosi provocando condizioni di anossia;
-
limita
la penetrazione della luce con ripercussioni sull’attività
fotosintetica di alghe, fanerogame marine, fitoplancton e
quindi provoca una diminuzione della produzione primaria;
-
aderisce
agli organismi che vivono o interagiscono all’ interfaccia
aria/acqua (mammiferi marini, uccelli, organismi bentonici
intertidali, alghe, stadi larvali, gameti, ecc.) impedendone
le normali funzioni vitali.
Gli
effetti cronici, si verificano per gli organismi quando la
tossicità rimane ad un livello sub-letale, ma la presenza delle
sostanze inquinanti provoca alterazioni sostanziali delle
condizioni chimico-fisiche che, con tempi più o meno lunghi, si
ripercuotono sulla comunità, presentandosi come:
-
alterazioni fisiologiche, fisiche e comportamentali;
-
modificazioni della composizione in specie;
-
modificazioni delle interazioni ecologiche (es.
preda-predatore).
Il
petrolio nell’ambiente marino subisce una serie di
trasformazioni chimico-fisiche e biologiche, in percentuale
variabile a seconda del tipo di greggio. Il petrolio evaporato
viene fotossidato in alcune ore o in alcuni giorni producendo
emissioni di anidride carbonica, ossido di carbonio, composti
organici ossigenati ed aerosol secondari. La fotossidazione
interessa anche il petrolio galleggiante.
Il
petrolio che sedimenta sul fondo è quello più dannoso per
l'ecosistema marino: analisi condotte sui sedimenti di una
spiaggia inquinata hanno evidenziato che alcune componenti
idrocarburiche rimanevano assolutamente inalterate per molti
anni. Il petrolio sedimentato nei fondali può interferire con
la vita sia degli organismi superiori che dei microrganismi.
Goletta
Verde ha effettuato una ricerca sulla presenza di idrocarburi
nei sedimenti dei fondali marini. L’indagine ha riguardato
principalmente i fondali del Tirreno e dell’alto Adriatico, e
ha sostanzialmente confermato la situazione già rilevata in
precedenti occasioni: un inquinamento da idrocarburi forte e
diffuso, con valori molto superiori a quelli registrati dall'Unep
in altre aree del Mediterraneo. Particolarmente significativi i
picchi rilevati lungo la costa del Friuli Venezia Giulia, in
prossimità del porto di Trieste e della centrale Enel di
Monfalcone, e davanti al litorale di Reggio Calabria.
Oltre
agli sversamenti, ci sono altri danni che una petroliera può
causare all'ambiente. Particolarmente rilevante è il problema
dell'introduzione di specie esotiche nell'ecosistema marino
attraverso le acque di zavorra. Infine, un rischio collegato
all'attività delle petroliere è quello dell'inquinamento
atmosferico: a differenza di tutti gli altri mezzi di trasporto,
infatti, le navi usano carburanti in cui il contenuto in zolfo
non è sottoposto ad alcuna limitazione.
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