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Petrolio - Onda nera

 

 Nel 1991 un grave incidente portò all’affondamento della Haven e allo sversamento di decine di migliaia di tonnellate di idrocarburi nel mare Ligure. 

La carcassa della Haven giace tuttora

sul fondo marino e tonnellate di catrame e petrolio ricoprono i fondali. Solo dopo 10 anni da quello che è considerato il più grave disastro ambientale del Mediterraneo si è cominciato a rimettere mano alle regole che governano il traffico marittimo petrolifero.

Ci sono voluti altri incidenti, dalla Erika alla Ievoli Sun, perché l’Unione Europea cominciasse a prendere in considerazione la possibilità di dotarsi di una normativa più avanzata in questo settore, e perché l’OMI adattasse la normativa esistente per accelerare l’eliminazione delle petroliere substandard. Nonostante questi incidenti, il cosiddetto pacchetto normativo “Erika 1”, con misure mirate a rendere più sicuro il trasporto di prodotti petroliferi nei mari europei, si è dimostrato insufficiente.

È stato necessario un nuovo incidente, quello della petroliera Prestige al largo delle coste della Galizia, perché sia la Comunità Europea che numerosi stati membri, tra cui l’Italia, adottassero misure ancora più stringenti per evitare l’accesso di navi vecchie e pericolose nei mari europei.      

 

Alcuni dati sul bacino del Mediterraneo

 

Il mare Mediterraneo è un mare semi chiuso circondato da tre continenti, Europa, Asia ed Africa. Su di esso si affacciano oltre venti stati, di condizione politica, economica e sociale molto diversa per un totale di circa 450 milioni di abitanti, di cui un terzo abita nelle aree costiere. L’area totale è di 2.5 milioni di km, che costituisce lo 0,8% della superficie totale degli oceani. La lunghezza totale tra Gibilterra e la costa della Siria è di 3,800 chilometri e la larghezza massima tra Francia ed Algeria è di 900 km. La massima distanza di un punto dalla costa è di 370 km, ma oltre il 50% della superficie del Mediterraneo è a meno di 100 km dalla costa più prossima. La profondità media è di 1500 m, con punte di oltre 4000 m.

Negli ultimi decenni si è assistito ad un continuo flusso di nuovi abitanti lungo le coste. Questo trend è particolarmente evidente sulla riva nord, dove in certe aree il livello di urbanizzazione ha quasi raggiunto il 100%, come nell’area tra Mentone e Marsiglia in Francia, la riviera Ligure e la zona intorno a Napoli in Italia. Alla pressione abitativa, si deve poi aggiungere lo sviluppo del settore turistico. Il Mediterraneo è sempre stato una delle destinazioni preferite a livello mondiale: un terzo dei turisti mondiali, quasi 150 milioni di persone, sceglie annualmente il Mediterraneo come destinazione per le loro vacanze, attratto da mare, spiagge e sole.

La pesca nel Mediterraneo è ancora in gran parte portata avanti con metodi “artigianali ”, con una produzione in gran parte indirizzata al mercato interno. Il settore della pesca è molto importante a livello sociale oltre che economico, in quanto da esso dipendono non solo i pescatori, ma anche gli occupati dei settori collegati della trasformazione. Solo in Italia, il settore della pesca marittima in quanto tale occupa 43.757 addetti (dati dal VI Piano Triennale della pesca e acquacoltura 2000-2002), cui si devono aggiungere 17.000 addetti nei settori dell’acquacoltura, trasformazione e cantieristica, e circa 46.000 addetti nelle attività correlate ( distribuzione, commercializzazione, servizi portuali ecc. In caso di incidenti con sversamento di idrocarburi, i danni subiti da queste attività pregiudicherebbero in maniera determinante la situazione economica di un altissimo numero di famiglie.