sul
fondo marino e tonnellate di catrame e petrolio ricoprono i fondali. Solo dopo
10 anni da quello che è considerato il più grave disastro ambientale del
Mediterraneo si è cominciato a rimettere mano alle regole che governano il
traffico marittimo petrolifero.
Ci
sono voluti altri incidenti, dalla Erika alla Ievoli Sun, perché l’Unione
Europea cominciasse a prendere in considerazione la possibilità di dotarsi di
una normativa più avanzata in questo settore, e perché l’OMI adattasse la
normativa esistente per accelerare l’eliminazione delle petroliere
substandard. Nonostante questi incidenti, il cosiddetto pacchetto normativo
“Erika 1”, con misure mirate a rendere più sicuro il trasporto di
prodotti petroliferi nei mari europei, si è dimostrato insufficiente.
È
stato necessario un nuovo incidente, quello della petroliera Prestige al largo
delle coste della Galizia, perché sia la Comunità Europea che numerosi stati
membri, tra cui l’Italia, adottassero misure ancora più stringenti per
evitare l’accesso di navi vecchie e pericolose nei mari europei.
Alcuni
dati sul bacino del Mediterraneo
Il
mare Mediterraneo è un mare semi chiuso circondato da tre continenti, Europa,
Asia ed Africa. Su di esso si affacciano oltre venti stati, di condizione
politica, economica e sociale
molto diversa per un totale di circa 450 milioni di abitanti, di cui un terzo
abita nelle aree costiere. L’area totale è di 2.5 milioni di km, che
costituisce lo 0,8% della superficie totale degli oceani. La lunghezza totale
tra Gibilterra e la costa della Siria è di 3,800
chilometri e la larghezza massima tra Francia ed Algeria è di 900 km. La
massima distanza di un punto dalla costa è di 370 km, ma oltre il 50% della
superficie del Mediterraneo è a meno di 100 km dalla costa più prossima. La
profondità media è di 1500 m, con punte di oltre 4000 m.
Negli
ultimi decenni si è assistito ad un continuo flusso di nuovi abitanti lungo
le coste. Questo trend è particolarmente evidente sulla riva nord, dove in
certe aree il livello di urbanizzazione ha quasi raggiunto il 100%, come
nell’area tra Mentone e Marsiglia in Francia, la riviera Ligure e la zona
intorno a Napoli in Italia. Alla pressione abitativa, si deve poi aggiungere
lo sviluppo del settore turistico. Il Mediterraneo è sempre stato una delle
destinazioni preferite a livello mondiale: un terzo dei turisti mondiali,
quasi 150 milioni di persone, sceglie annualmente il Mediterraneo come
destinazione per le loro vacanze, attratto da mare, spiagge e sole.
La
pesca nel Mediterraneo è ancora in gran parte portata avanti con metodi
“artigianali ”, con una produzione in gran parte indirizzata al mercato
interno. Il settore della pesca è molto importante a livello sociale oltre
che economico, in quanto da esso dipendono non solo i pescatori, ma anche gli
occupati dei settori collegati della trasformazione. Solo in Italia, il
settore della pesca marittima in quanto tale occupa 43.757 addetti (dati dal
VI Piano Triennale della pesca e acquacoltura 2000-2002), cui si devono
aggiungere 17.000 addetti nei settori dell’acquacoltura, trasformazione e
cantieristica, e circa 46.000 addetti nelle attività correlate (
distribuzione, commercializzazione, servizi portuali ecc. In caso di incidenti
con sversamento di idrocarburi, i danni subiti da queste attività
pregiudicherebbero in maniera determinante la situazione economica di un
altissimo numero di famiglie.