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Petrolio - La proposta di Legambiente

 

Dieci regole 

per cambiare il mondo

 del trasporto marittimo 

delle sostanze pericolose

 

1) Via le vecchie carrette dai nostri mari. Chiediamo che, dopo la positiva azione italiana per limitare l’accesso nei nostri mari alle vecchie petroliere, l’Italia si impegni anche a livello mediterraneo perché misure simili siano adottate da tutti i Paesi rivieraschi.

 

2) Stop al lavaggio delle cisterne in mare. Chiediamo che vengano intraprese iniziative a livello di bacino del Mediterraneo per la piena applicazione dello status di area speciale ai sensi dell’annesso I della MARPOL e per l ’efficace repressione degli inquinamenti volontari. Chiediamo un impegno per l’adozione delle reception facilities e di misure che consentano di rendere economicamente conveniente lo scarico delle acque delle cisterne presso i depositi costieri e rischioso e svantaggioso il lavaggio a mare e misure serie per l ’armonizzazione e l ’applicazione delle sanzioni.

 

3) Basta con gli “equipaggi babele ”e privi di capacità professionale. E’ necessario intervenire sempre più sulla formazione degli equipaggi e dei comandanti, chiediamo un controllo continuo sulla composizione e sulla professionalità degli equipaggi delle navi che trasportano merci pericolose.

 

4) Basta con le navi insicure. Chiediamo controlli severi e stringenti sulla adeguatezza delle navi e il blocco di quelle che non offrono garanzie adeguate di sicurezza.

 

5) Stop al rischio tempesta. Chiediamo venga imposto il divieto di navigazione alle navi che trasportano sostanze pericolose e inquinanti in condizioni meteomarine particolarmente avverse.

 

6) Anche il bunker uccide il mare. Chiediamo un impegno concreto a ratificare e rendere operativa al più presto la convenzione Bunker, firmata dall’Italia nel 2001, che estende anche al al bunker (combustibile di bordo) trasportato dalle navi la copertura assicurativa in caso di incidenti.

Chiediamo che le navi siano adeguate anche a livello costruttivo per ridurre i rischi legati agli incidenti.

 

7) Chi inquina deve pagare. Chiediamo l ’allargamento della responsabilità in solido per tutti i soggetti coinvolti nel trasporto delle sostanze pericolose e nel viaggio della nave, dall’armatore, al noleggiatore, al trasportatore e così via. Chiediamo la piena applicazione del principio “chi inquina paga ”,perché il mare non sia più l ’unico soggetto costretto a pagare.

 

8) Anche l’ambiente ha un costo. Chiediamo il pieno riconoscimento e risarcimento del danno ambientale in ambito IOPCF, attualmente solo parzialmente riconosciuto. Chiediamo un impegno italiano per una pronta adesione del recente Protocollo addizionale al fondo IOPC, che ha innalzato in maniera significativa il massimale. Ci rivolgiamo all ’Unione Europea perché contribuisca in tutte le sedi internazionali a individuare una definizione precisa di “danno ambientale ”e promuova strumenti e forme anche integrative di risarcimento.

 

9) Stop al traffico nelle Bocche di Bonifacio. Chiediamo un impegno italiano ed europeo, anche in sede IMO, per giungere all ’eliminazione del traffico dalle Bocche di Bonifacio, in modo che l’azione iniziata con l’accordo volontario del giugno 2001, che ha portato una significativa diminuzione del transito delle navi che trasportano merci pericolose, possa ulteriormente essere perfezionata, scoraggiando il traffico anche delle navi delle altre bandiere, attualmente non limitate da regole cogenti internazionali.

 

10) Il petrolio non è solo un problema di trasporto, ma soprattutto ambientale. Chiediamo che il trattamento delle questioni relative alle problematiche del trasporto marittimo di sostanze pericolose venga svolto a livello UE congiuntamente dalle Commissioni Ambiente e Trasporti . È necessario che gli obiettivi ambientali vengano sempre più integrati all’interno delle disposizioni sulla sicurezza in mare proposte dall’Unione Europea che, pur condivisibili, finora hanno mantenuto un’accezione prettamente trasportistica.