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Petrolio - I traffici petroliferi

 

 

Operazioni Offshore

Nel Mediterraneo esistono una serie di aree di piattaforma continentale piuttosto vaste, come l’Adriatico, che nella parte settentrionale non è mai più profondo di 200 metri, il Golfo del Leone, l’Egeo settentrionale e lo stretto di Sicilia. In queste aree sono già partite attività di esplorazione e sfruttamento delle risorse dei fondali, soprattutto gas, ma anche petrolio. Anche se queste attività sono limitate a poche aree, il rischio di impatti negativi sull’ambiente

marino e sulle altre risorse ed attività economiche che vi si basano è comunque molto alto, ed aumenta con lo sviluppo di tali attività. Allo stato attuale, sono attive oltre 100 piattaforme offshore nelle acque italiane, greche, libiche, spagnole, turche e tunisine.

 

Trasporto Marittimo

Fin dall’apertura del Canale di Suez, il Mediterraneo è tornato alla ribalta come canale preferenziale per il trasporto di merci di ogni genere. Ogni anno il bacino è attraversato da centinaia di navi che trasportano merci di ogni genere, dal petrolio greggio alle merci manufatte. Ma è il trasporto di petrolio greggio e dei prodotti della raffinazione che rappresenta la voce principale del trasporto marittimo nel Mediterraneo.

 

Il traffico marittimo di idrocarburi

A livello mondiale il petrolio è la merce maggiormente trasportata via mare. Secondo fonti EUROSTAT e OECD/IEA, nel 1998 sono stati trasportati via mare petrolio greggio e prodotti della raffinazione per un totale di 2.000 milioni di tonnellate che in termini di peso rappresentavano il 40% dell’intero trasporto via mare. Il trasporto di greggio rappresenta tre quarti del trasporto mondiale di prodotti petroliferi (1.590 milioni di tonnellate), mentre i prodotti raffinati sono il restante quarto (430 milioni di tonnellate).

Le vie di traffico principali sono quelle che vanno dai paesi produttori, dal Medio Oriente e Golfo Persico, verso Asia, Europa e Stati Uniti, dal Nord Africa verso l ’Europa, e dai Carabi verso gli Stati Uniti. Lungo queste direttrici il petrolio prodotto in Africa occidentale e nel mare del Nord viene trasportato in navi di 130-150000 tonnellate (cosiddette Suezmax), quello prodotto dai Paesi Arabi è trasportato in VLCC di dimensioni superiori alle 250.000 t, mentre dai Caraibi, dal Mediterraneo e dal Mar Nero il greggio è trasportato in navi di 80/100,000 tonnellate (cosiddette Aframax). Nel caso di trasporto intraregionale, come quello che si svolge all’interno del Mediterraneo, le navi utilizzate superano raramente le 50,000 tonnellate. La flotta mondiale di petroliere e chimichiere è composta da 8.720 navi per un totale di 324,340,718 tonnellate di stazza lorda (dati OMI). Di queste 1.780 sono petroliere e 6.940 trasportano invece prodotti raffinati. Da notare comunque che al maggior numero di chimichiere non corrisponde una stazza complessiva più elevata, in quanto le petroliere sono generalmente di maggiori dimensioni.

Secondo stime recenti, più del 60% della flotta circolante ha più di 17/18 anni di età, mentre sarebbe addirittura del 90% la percentuale delle grandi petroliere (con stazza superiore alle 200.000 tonnellate) che hanno superato i 16 anni di età. Una situazione oltremodo allarmante, se si considera che una petroliera dovrebbe essere avviata al disarmo tra i 15 e i 20 anni di età.

Il traffico di petrolio all’interno dell’Unione Europea rappresenta il 27% del traffico mondiale ed il 90% del trasporto di petrolio viene effettuato via mare, mentre gli Stati Uniti da soli importano il 25% del totale.

 

Il traffico petrolifero nel Mediterraneo, che costituisce lo 0,8% della superficie delle acque mondiali, rappresenta più del 20% del traffico mondiale marittimo del petrolio, ed ammonta a 370 milioni di tonnellate annue (fonte Rempec), di cui:

- 300 milioni entrano nel Mediterraneo diretti verso Paesi del bacino stesso

- 20 milioni di tonnellate di prodotti raffinati lasciano il Mediterraneo verso lo Strtto di Gibilterra e il Canale di Suez

- 40 milioni di tonnellate attraversano i l Mediterraneo dal Bosforo e da Suez verso lo Stretto di Gibilterra

 

In media, 250-300 petroliere sono in circolazione nel Mediterraneo ogni giorno su un totale di circa 2000 navi di stazza superiore alle 100 tonnellate

Dal 1996 per effetto della MARPOL, le navi cisterna devono essere costruite con scafo doppio o con tecnologia equivalente, mentre quelle monoscafo andranno gradualmente dismesse.

La MARPOL però non fissa una tempistica rigorosa e celere per l’eliminazione delle petroliere monoscafo. Dati INTERTANKO danno al 1 gennaio 2000 una percentuale di cisterne a doppio scafo in servizio nel mondo del 20,8%,che sale al 42,8%per i tankers tra le 80.000 e le 200.000 tonnellate ed al 33.3%per quelli superiori alle 200.000 tonnellate, percentuale che in

Mediterraneo sembra essere molto più bassa.

L ’Oil Polluction Act americano del 1990, approvato in seguito al disastro dell’Exxon Valdez, e che stabilisce un calendario per vietare totalmente l’accesso nelle acque territoriali americane alle petroliere monoscafo, ha iniziato a concentrare la parte più vecchia della flotta cisterne,

che non potrebbe più accedere ai porti americani, verso le destinazioni asiatiche o mediterranee. Solo poche petroliere a doppio scafo agiscono abitualmente nel Mediterraneo, sulle 250-300 giornaliere con stazza lorda oltre le 100 GRT.

 

Traffici di idrocarburi in Italia (2003)

Nel 1998 (fonte UPI)sono transitate nei porti Italiani 123.800.000 di tonnellate di petrolio greggio. Nel 1999 sono state importate nel nostro paese 80.369.000 tonnellate di greggio,con una movimentazione di circa 2.000.000 di barili al giorno,di cui il 65%nei porti maggiori.

Nel 2002 sono stati movimentati nei principali porti italiani circa 170.000.000 tonnellate di idrocarburi.