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La
depurazione delle acque è ancora scarsa nell'intero Arcipelago.
Ci
si affida soprattutto ad un sistema rozzo ma finora efficace: le
condotte sottomarine di scarico che trasportano i reflui
(spesso ma non sempre) ad almeno 400 metri dalla costa e ad una
profondità di almeno 26 metri, così come previsto dalla
normativa regionale.
Le
condotte sono 13 all'Elba (Portoferraio, Porto Azzurro, Rio
Marina, Cavo, Marciana Marina, Sant'Andrea, Procchio, Pomonte,
Naregno, Lido, Lacona-Margidore, Marina di Campo, Fetovaia,
Seccheto-Cavoli), una a Capraia e due al Giglio.
Alcuni
paesi e frazioni hanno anche impianti di depurazione (Marina di
Campo, Bonalaccia, Capoliveri, Lacona-Margidore, Marciana,
Poggio, Chiessi, Rio Marina, Rio nell'Elba, Bagnaia, Porto
Azzurro, Portoferraio-Schiopparello) che purtroppo sono spesso
sottodimensionati per il periodo estivo ed hanno frequenti
problemi di funzionamento.
Una
indagine dei Carabinieri del Nucleo Ecologico riscontrò nel
2000 situazioni fuori norma nel 70% dei depuratori
dell'Arcipelago Toscano.
Nonostante
questa situazione abbastanza preoccupante, L'ARPAT (agenzia
Regionale Protezione Ambiente Toscana) che compie analisi su 67
stazioni di prelievo all'Isola d'Elba, ed oltre 540 controlli
periodici nella stagione estiva, ha rilevato solo pochissimi e
sporadici risultati fori norma.
Anche
Goletta Verde valuta ogni anno la salute del mare
dell'Arcipelago che risulta ancora molto buona ma che presenta
sintomi di lieve allarme dovuto soprattutto agli scarichi
abusivi di sentine di barche da diporto ancorate davanti alle
zone di balneazione.
Questo
è dovuto alla forte profondità sottocosta, alle correnti
sottomarine ed alla capacità autodepurativa di un mare dove,
comunque, non vengono scaricati reflui industriali o derivanti
da un'agricoltura intensiva.
Un
mare in salute con un rischio: il cambiamento climatico che sta
abbassando il termoclino (il "cuscinetto" di acqua più
calda che di solito nel Mediterraneo raggiunge i 14 metri di
profondità) che fa da barriera naturale alla risalita dei
liquami. Nel 2003 l'acqua calda superficiale si è spinta fino a
profondità ben oltre i 20 metri, permettendo in alcuni casi
la risalita dei reflui fino in superficie.
Dopo
una campagna di Legambiente Arcipelago Toscano durata molti
anni, fatta di denunce e Dossier , un finanziamento del
Ministero dell'ambiente ha permesso di risanare le condotte di
scarico sottomarine vecchie e danneggiate, ma quello che occorre
davvero all'Arcipelago è mettere finalmente mano alla
realizzazione di efficienti impianti di depurazione, al
riutilizzo delle acque, al rifacimento dell'intera rete degli
scarichi dividendo le acque bianche e nere, alla realizzazione
di impianti di fitodepurazione.
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