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Per
questo Legambiente Arcipelago Toscano nel settembre 2003 ha
presentato le seguenti osservazioni al Piano Provinciale dei
Rifiuti:
L’adeguamento
del Piano si ispira a principi condivisibili e si pone
obbiettivi ambizioni e che sembrano, nella parte continentale
della Provincia, raggiungibili.
Diverso
è il discorso per le isole livornesi dell’Arcipelago Toscano.
Nel
Piano risulta evidente la scarsissima attuazione all’Elba
delle normative che regolano la raccolta dei rifiuti,
l’arretratezza preoccupante nel raggiungimento degli
obbiettivi fissati da leggi e piani, la scarsa rilevanza della
raccolta differenziata, che in alcuni comuni arriva a cifre
ridicole e vergognose, che incide fortemente ed in maniera
negativa sulle percentuali dell’intera provincia, la
confusione politica amministrativa che sottende a questi
scarsissimi risultati.
Se
è vero che la raccolta differenziata si aggira nei comuni
elbani intorno al 6%, alcune cifre fornite dal piano per quanto
riguarda ingombranti e tipologie di rifiuti simili sembrano
sovrastimate: all’Elba gli ingombranti sembrano più attratti
da incivili discariche abusive lungo fossi e scarpate, che dai
siti di conferimento o dal ritiro dei vecchi elettrodomestici da
parte dei rivenditori, così come prevederebbero leggi e
buonsenso.
Legambiente
ha troppo spesso segnalato negli ultimi anni, (l’ultima volta
pochi giorni fa) il fiorire di queste discariche, che contengono
spesso anche rifiuti pericolosi ed inerti edili, disseminate nel
territorio elbano, nessun serio provvedimento di bonifica è
stato preso dai Comuni.
Si
chiede che nel piano sia contenuta una misura in tal senso, con
un censimento delle piccole e grandi discariche abusive, ed una
loro rimozione e bonifica accurata dell’intero territorio.
Per
quanto riguarda la raccolta differenziata, stante il ruolo
inconsistente fin qui svolto dall’ESA, la frammentazione di
imprese coinvolte nei vari comuni, il diverso approccio di
strategia che le 8 amministrazioni comunali hanno adottato (o
non adottato), l’aggiornamento del Piano rischia di restare
lettera morta, di non essere praticamente applicato all’Elba
come già accaduto per il Piano stesso.
Eppure
in un territorio come il nostro, dove tutte le merci possono
essere controllate all’ingresso dei porti, sarebbe ancora più
facile una “raccolta differenziata preventiva” semplicemente
non consentendo l’approdo all’Elba di alcune tipologie di
rifiuti.
Proponiamo
non ingresso all’Isola d’Elba di:
1) imballaggi
ingombranti che possono essere fermati in continente attraverso
un accordo con le grandi aziende di distribuzione ;
2) bottiglie
di plastica per bevande e sostituzione progressiva con vetro;
3) monodosi
per alberghi (qui occorre una revisione della normativa, le
monodosi producono una montagna di piccoli rifiuti difficili da
smaltire ed impediscono l’utilizzo di prodotti locali o di
qualità come marmellate, miele, ecc.).
Inoltre
occorre intervenire immediatamente sulla catena di vendita, con
azioni preventive e repressive, per impedire il fenomeno
incivile dell’abbandono di rifiuti ingombranti o pericolosi.
Chiediamo che venga fatta rispettare davvero la norma che
prevede che il rivenditore ritiri i vecchi elettrodomestici al
momento della vendita dei nuovi o le batterie per motori. Troppo
spesso, per non ritirare i vecchi elettrodomestici, viene
proposto al compratore uno sconto in cambio di uno
“smaltimento” in proprio che si trasforma nell’abbandono
nell’ambiente.
Inoltre,
facciamo osservare la scarsa attività, che a volte si trasforma
in pressochè totale assenza, dei consorzi obbligatori
all’Elba.
In
alcuni casi, vedi come esempio quello dei raccoglitori per olii
esausti nelle aree portuali, siamo di fronte o alla mancanza dei
contenitori o all’abbandono ed incuria degli stessi dove sono
presenti, i contenitori di raccolta, dove esistono, sono spesso
posti in luoghi non idonei e sono spesso troppo pieni a causa
della scarsa frequenza nello svuotamento, sottoposti a
fuoriuscite di olio e abbandono nei pressi di contenitori
metallici e in plastica in precarie condizioni, con forti
ripercussioni negative sull’ambiente marino e terrestre.
Questi
pochi esempi fanno capire quanto sia ormai diventato
insostenibile il problema rifiuti all’Elba e quanto sia
urgente l’applicazione delle misure proposte dalla Provincia
di Livorno ed una loro spinta e rapidissima applicazione sul
territorio insulare.
Non
ci nascondiamo che sono da superare inerzie, resistenze ed
incapacità che i Comuni elbani hanno abbondantemente dimostrato
in questi anni e che hanno portato al collasso del sistema
rifiuti con le due questioni di Buraccio e Literno ancora
scandalosamente aperte.
Tutto
questo è il frutto di una visione campanilistica ed estranea a
qualsiasi politica programmatoria di tipo comprensoriale che ha
nell’Ecocentro di Campo nell’Elba il suo esempio
paradigmatico.
L’
Ecocentro sorge in località Vallone a ridosso delle
abitazioni esistenti anche se ha tutte le caratteristiche di
insediamento insalubre e non realizzabile in vicinanza di
abitazioni civili.
Il
16 luglio 2001 il Comune di Campo nell’Elba inoltra
“domanda di iscrizione per inizio di attività” per una
Piattaforma di stoccaggio da raccolta differenziata, creazione
aia di stabilizzazione e compostaggio scarti vegetali e rifiuti
organici in Località Vallone”.
Il
3 settembre 2001 il Comune di Campo nell’Elba comunica che “è
stato attivato l’Ecocentro del Vallone (Raccolta
Differenziata) per il conferimento gratuito dei seguenti
rifiuti:
Ingombranti
non pericolosi (ferrosi e legnosi); Batterie e pile; Imballaggi
in plastica; Banda stagnata
(latta),
alluminio; Contenitori in plastica; Carta e cartone; Vetro; Beni
durevoli (frigoriferi, surgelatori,
congelatori, televisori, computer, lavatrici, lavastoviglie,
condizionatori); Oli vegetali esausti.
Nel
dicembre 2001 il Comitato dei cittadini (appoggiato anche da
LEGAMBIENTE) evidenzia in una accurata relazione tecnica che le
“operazioni di compattazione vengono effettuate (talvolta
anche nei giorni di sabato e domenica) con produzione,
naturalmente, di inquinamento acustico ed atmosferico (per
l’emissione di polveri e odori)”, aggiungendo anche “che
nei mesi di attività dell’Ecocentro si sono constatate anche
le seguenti attività:
-
Deposito e demolizione di
autoveicoli
-
Deposito di rifiuti organici
(di ristorante, di macellai, ecc.)
-
Bagnatura e compattazione di
cartoni
-
Lavaggio della capacità
interna di fusti e contenitori vari”
E
che “ogni modificazione della normale composizione o stato
fisico dell’aria atmosferica, dovuta alla presenza nella
stessa di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche
tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità
dell’aria; da costituire pericolo ovvero pregiudizio diretto o
indiretto per la salute dell’uomo; da compromettere le attività
ricreative e gli altri usi legittimi dell’ambiente; alterare
le risorse biologiche e gli ecosistemi ed i beni materiali
pubblici e privati”.
Nel
luglio 2002, il Comitato fa nuovamente rilevare la mancanza di
qualsiasi proposta da parte del Comune di previsione per
l’eliminazione di inquinanti e riflussi nocivi sull’ambiente
e “la vocazione esclusivamente turistica del sito, nonché la
conservazione e la salvaguardia della popolazione residente e la
tutela dell’ambiente naturale marino e terrestre sono gli
elementi principali su cui una riqualificazione ambientale deve
basarsi…Lo scrivente ritiene che, considerato lo stato dei
luoghi, la numerosa presenza di abitazioni per la residenza,
peraltro di alto livello qualitativo, la zona del Pian di Mezzo,
già ad un primo approccio, non abbia quei requisiti minimi che
la rendono la più idonea per la previsione di strutture in cui
venga svolta un’attività pericolosa dal punto di vista
ambientale”.
Nel
settembre 2002, intervengono i Socialisti Democratici Italiani,
che scrivono: (...)“precise e puntuali segnalazioni
riguardanti abusi ed illegittimità riguardanti licenze e
costruzioni come, ad esempio, nel Comune di Campo nell’Elba,
quelle dell’Ecocentro di Vallone e il Cementificio per cui
appaiono con evidenza comportamenti, atti e azioni di grave
abuso e conseguente pericolo per il territorio e le popolazioni
interessate” ed interpellano il Presidente del Consiglio
Regionale per conoscere “quali provvedimenti urgenti intende
assumere direttamente e quali promuovere nei confronti delle
Autorità e degli Organismi variamente competenti regionali e
statali per eliminare ogni pericolo e abuso”, ed ancora “se
intende, in particolare, intervenire al fine di salvaguardare i
valori ambientali che caratterizzano il territorio dell’Isola
d’Elba e in particolare del Comune di Campo”, e “se non
ritenga di promuovere presso le varie Autorità e i vari
Organismi competenti propri, dello Stato e degli Enti Locali
tutte le azioni e gli interventi di controllo per garantire il
rispetto delle leggi vigenti in materia urbanistica ambientale
perché venga superata questa situazione di vera emergenza,
rassicurando i cittadini e le popolazioni”.
Nel
novembre 2002 il Comitato del Pian di Mezzo avanza molte
perplessità sulle dichiarazioni dell’Assessore all’Ambiente
del Comune di Campo nell’Elba che afferma che all’Ecocentro
del Pian di Mezzo non sarebbero trattati rifiuti pericolosi,
considerazione piuttosto azzardate se in un volantino il
Comune informa di prodotti e materiali che sostanzialmente
risultano “insalubri di prima classe” quali “alluminio
(deposito), carta e cartoni (recupero), pile e batterie esauste,
raccolta di ferri vecchi e sporchi con relativa riduzione”,
inoltre il Comitato fa rilevare che:: “abbiamo
anche foto che dimostrano la giacenza di auto abbandonate,
pronte per essere ridotte dall’enorme pressa ivi installata.
Tutto questo viene effettuato a cielo aperto, in un ambiente
privo di fognature e di depuratori. Non ci meraviglia, quindi,
quanto riportato dalla stampa (Il Corriere della Sera del
5.9.’02) che denuncia il rilevamento di arsenico e mercurio in
campioni di terreno prelevati presso l’Ecocentro”.
Il
19 novembre 2002, Fabio Roggiolani Capo-Gruppo Consiliare dei
Verdi -Toscana Democratica in Regione, rendendo bene la grave
situazione venutasi a creare, dichiara: “Per l’Ecocentro,
mai parola fu meno adatta, si incaricherà il Piano Rifiuti
complessivo dell’Isola d’Elba a fare giustizia di un
impianto inutile, mal collocato, inquinante e mal gestito”.
Nel
febbraio 2003, il Comitato Pian di Mezzo e Legambiente
Arcipelago Toscano, evidenziano una nuova iniziativa del Comune
di Campo nell’Elba che aggrava ulteriormente situazione:
viene spostata in località Vallone l’antenna TIM che
era precedentemente installata vicino l’Aeroporto della Pila.
Legambiente,
evidenziando la concentrazione a Pian di Mezzo già di un
cementificio e dell’ecocentro, definisce la decisione del
Comune “una persecuzione degna di miglior causa”
Nel
maggio 2003, il Presidente del Comitato invia un documento a
Provincia e Regione per chiedere che venga deciso che “il
sito destinato al conferimento intermedio della raccolta
differenziata del Comune di Campo nell’Elba…sia quello
previsto dall’ATO 4 e cioè il Buraccio e la discarica di
Literno, essendo quest’ultima localizzata in una ampia valle
lontana da abitazioni, in posizione baricentrica nell’isola e
posta a non più di tre chilometri di strada dalla nostra
località (agricola e residenziale) del Vallone/Pian di
Mezzo”. Una richiesta condivisa da Legambiente
e dalle altre Associazioni ambientaliste.
Nel
maggio 2003 l’Assessore Provinciale alle Politiche Ambientali
Marco Della Pina, dopo aver “ispezionato il sito in cui
sorge l’Ecocentro per lo stoccaggio dei materiali di recupero
provenienti dalla raccolta differenziata” lo definisce
“incompatibile” con una zona residenziale e
artigianale come quella del Vallone.
Il
20-giugno 2003 la Giunta Regionale Toscana afferma che: “il
Piano di gestione dei rifiuti urbani e assimilati della
Provincia di Livorno (pubblicato sul Suppl. n° 195 al BURT n°
51 del 20.12.2000 – parte II) prevede nel Comune di Campo
nell’Elba una sola stazione ecologica in località Literno”.
Richiamando il rapporto ARPAT - Servizio Sub-Provinciale di
Piombino il documento evidenzia inoltre che “l’impianto
di compostaggio in località Vallone non è conforme al Piano
Provinciale di gestione dei rifiuti urbani, che prevede
all’Elba un solo impianto di trattamento dei rifiuti organici
presso l’impianto in località Buraccio nel Comune di Porto
Azzurro”, ed ancora, a comprovare il non indifferente
disagio, e la conseguente insalubrità, che “il
sito del Vallone è privo di un sistema fognario…”.
Legambiente
chiede alla Provincia di Livorno di fare in modo che sia
ripristinata la legalità e tutelato il diritto alla salute dei
cittadini.
Di
fronte a questo sconsolante quadro di pochezza amministrativa e
di violazione sistematica del Decreto Ronchi, anche per quanto
riguarda gli impegni minimi che erano a carico dei Comuni Elbani,
Legambiente Arcipelago Toscano si chiede come sia stato
possibile che la gestione dei rifiuti all’Elba sia potuta
giungere a questi infimi livelli di efficacia ambientale e di
scorrettezza amministrativa e si augura che la Provincia di
Livorno attraverso l’Adeguamento del Piano Provinciale dei
Rifiuti Solidi Urbani e Assimilati, confermi e rafforzi
l’opera di critica e di controllo, che ha fin qui impedito
un’ulteriore degenerazione, ma anche che svolga una più
decisa azione politica e culturale, mettendo in campo tutte le
iniziative e le misure perchè gli obbiettivi del Piano vengano
realizzati anche all’Elba e perchè i Comuni si assumano di
fronte all’opinione pubblica tutte le responsabilità
del fallimento attuale ed avviino finalmente quella coerente e
forte politica comprensoriale dalla quale sono sempre rifuggiti. |