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La
modalità predominante di trattamento finale dei rifiuti resta
ancora la discarica, nella quale vengono smaltite percentuali
intorno al 70% di rifiuti urbani e di oltre il 90% di rifiuti
speciali, mentre solo l’8% dei rifiuti urbani viene avviato ad
incenerimento nei 43 impianti operativi, diviso tra l’84% al
Nord e il 16% nel resto del Paese (dati relativi al 2000).
Riguardo
ai rifiuti speciali, ne vengono inceneriti circa 745.mila
tonnellate, di cui circa 1/3 in impianti per rifiuti urbani ed
il resto in piccoli impianti gestiti direttamente dalle aziende.
E’
quindi questo il passaggio in cui si scontano le principali
carenze del settore: il ritardo dell’approvazione dei piani
provinciali da cui discende il fabbisogno impiantistico ed il
ritardo con cui questi impianti si realizzano alimentano di
fatto il ricorso ancora massiccio allo smaltimento finale in
discarica.
L’unico
settore che ha visto uno slancio positivo è quello degli
impianti di compostaggio, ma nonostante ciò la dotazione sul
territorio è ancora insufficiente.
Altrettanto
insufficiente è la quota di impianti per la separazione dei
materiali provenienti da raccolta differenziata e per la
produzione di CDR e FOS. La carenza del settore impiantistico
deputato al trattamento del rifiuto anziché al suo smaltimento
finale, è sicuramente un elemento che frena lo sviluppo delle
raccolte differenziate, ma soprattutto rischia di diventare un
volano per chi vorrebbe risolvere il problema della gestione dei
rifiuti traslocandoli dalle discariche agli impianti di
incenerimento, mantenendo quindi invariato l’approccio dello
smaltimenti finale sic et simpliciter. |