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Il
mistero dell’isola di Cerboli
In
un’intervista ad un giornale locale il Prefetto di Livorno,
rispondendo ad un comunicato congiunto di Legambiente
e Italia Nostra che manifestava perplessità sulla
possibile destinazione dell’isolotto di Cerboli, affermava
di essere a conoscenza del cambio di proprietà dell’isola
e spiegava che
i nuovi acquirenti sarebbero stati favorevoli
ad un utilizzo dell’isola “e non certo a fini
speculativi”.
Ma
chi sono i veri proprietari di Cerboli?
La
società che si presenta come acquirente è la J.Livingston
srl, immobiliare, commerciale e finanziaria, con sede a
Massa, che risulta inattiva , con nessun dipendente e
fornisce un recapito fittizio.
La
J. Livingston è costituita da due soci: un privato ed una
società immobiliare e finanziaria, la Fingestim srl di
Massa, che detiene la quasi totalità delle quote
societarie.
Anche
la Fingestim non ha dipendenti , risulta inattiva e fornisce
come recapito della sede amministrativa quello di un’altra
società, la “ Palazzo di vetro srl” di Massa. Il
recapito telefonico è di altra località e l’intestatario
è defunto da anni. La sede operativa di Fingestim risulta a
Viareggio, ad un indirizzo fittizio e con un recapito
telefonico che
rimanda all’elenco di Massa, più precisamente al “
Centro Studi Apuano”, associazione
ospitata nello stesso stabile della “ Palazzo di
vetro srl”.
La
Fingestim sembrerebbe la
proprietaria dell’isola di Cerboli. Non è così.
La
Fingestim, costituita fra 3 soci
elbani nel 1999, il 24/04/2001 ha ceduto il 99% delle
sue quote alla Simtex Management Limited ed il restante 1%
all’ingegner Uberto Coppetelli, che il 5/04/2001 ne era
diventato amministratore unico.
La
Simtex Management Limited
non è iscritta a nessuna Camera di Commercio
italiana e sembra essere una società off-shore,
probabilmente con sede nell’isola di Man.
A
quanto pare, la proprietà dell’isola di Cerboli è
nascosta da un intrico di scatole cinesi, ma una cosa è
certa: si tratta sempre di società immobiliari che hanno
tra i propri fini l’attività edificatoria, finanziaria,
commerciale diffusa ed anche la gestione di sale da gioco.
Non
ci sembra che tali società abbiano particolarmente a cuore
la salvaguardia dell’ambiente e il sostegno al
volontariato.
Le
nostre preoccupazioni sul futuro di Cerboli rimangono
intatte, anzi, sono acuite da questo impressionante
intreccio di personaggi e società immobiliari che
riconducono tutto alla misteriosa Simtex Management Limited.
Di
fronte a tutto ciò, occorre chiarezza sulla società
veramente padrona di Cerboli e sulle sue reali intenzioni in
quell’isolotto calcereo in mezzo al Canale di Piombino.
E’
indispensabile che tutte le Istituzioni si attivino per
evitare ogni possibile speculazione, da qualunque parte
questa provenga.
Noi
tentiamo di spiegare l’intricato affaire Cerboli
attraverso il dossier che alleghiamo a questo comunicato.
DOSSIER
CERBOLI
L’
Isola di Cerboli
Cerboli
è un isolotto calcareo nel canale di Piombino, a circa 8
chilometri dall’Elba. Rientra nel perimetro del Parco
Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed è una zona di
protezione speciale ZPS di Bioitaly. L’isola, che ha una
estensione di 0,04 chilometri quadrati., è interamente
ricoperta di macchia di cisto marino, gariga e lentisco. Le
sue caratteristiche faunistico-botaniche non sono ancora del
tutto studiate e note ma, per certo, ospita endemismi
vegetali ed animali dell’Arcipelago ed una sottospecie di
lucertola che vive solo in quell’ambiente, la “ Pordacis
sicula cerbolensis”.
Sull’isola
sono stati segnalati anche esemplari di Marangone dal
ciuffo” Phalacrocorax aristotelis”,
un piccolo cormorano che nidifica in sole 30/40
coppie in tutto l’Arcipelago Toscano.
Gli
unici segni del lontano passaggio dell’uomo, sono una
piccola cava dismessa e qualche rudere diroccato.
Storia
della proprietà e zone limitrofe
L’isola
di proprietà di Carlo Cassola,
passata agli eredi dopo la scomparsa dello scrittore,
viene venduta nell’anno 2000.
Come
proprietario si qualifica presso gli enti locali la
Srl J.Livingston
costituita il 28/06/2000 a Massa, con sede in Via
Cairoli 35. Amministratore unico risulta Adriano Tongiani
(membro del Comitato Federale del DS di Massa e
dell’Unione Comunale diessina
massese).
La
J. Livingston, senza
dipendenti, è costituita dal Tongiani stesso con una quota
nominale di L. 100.000 e dalla Fingestim srl con una
quota nominale di L. 19.900.000; l’oggetto sociale è di
tipo immobiliare, commerciale per via telematica, gestionale
di sale da gioco e finanziario con “qualunque partner con
uguale oggetto sociale”. La J. Livingston però,
non risulta attiva. E non
avendo operato alcun movimento non si comprende come avrebbe
potuto annettersi la proprietà.
La
Fingestim (socio di maggioranza della J. Livingston)
risulta costituita il 30/01/99 a Portoferraio
con sede a Massa in Via degli Oliveti 123. Il primo
Amministratore unico è Finaldo Pellegrini.
La
Fingestim srl è costituita da Antonio Navarra
(q.n. 10.000.000),
Raffaele Angellotti (q.n. 6.000.000) uno dei
titolari dell’impresa edile “Fiamma Costruzioni”
di Porto Azzurro, che ha eseguito, in stretto rapporto con
l’Ing. Uberto Coppetelli, alcuni lavori per conto
del Comune di Rio Marina durante il commissariamento
del Viceprefetto Vicario Dott. Pesce,
e Finaldo Pellegrini (q.n. 4.000.000);
l’ oggetto sociale della Fingestim è di tipo
immobiliare, finanziario solo tra privati.
Il
16 Settembre 1999 Navarra
e Angellotti cedono
la loro intera quota alla
SIMTEX MANAGEMENT LIMITED, (non riscontrabile
in Italia, si tratta probabilmente di una società Off Shore
con sede nell’Isola di Man).
Alla
stessa data il Pellegrini cede il 92% della quota
alla Stessa SIMTEX. Successivamente,
il 20 Aprile 2001,
il Pellegrini cede la sua quota restante
all’ing. Uberto Coppetelli divenuto
nel frattempo l’Amministratore unico di Fingestim.
Come già la J. Livingston anche la Fingestim
non ha dipendenti e risulta inattiva
Uberto
Coppetelli,
è ingegnere progettista con studio a Grosseto e
interessi differenziati all’Elba dove ha seguito
tra le altre un’operazione tendente alla realizzazione di
23 appartamenti nella cosiddetta Valle dei Mulini di Rio
nell’Elba. Quell’intervento, per fortuna a nostro
avviso non ancora realizzato, è stato favorito dalla
precedente gestione del comune facente capo al sindaco Coluccia,
(DS). Gode
dell’amicizia personale e frequenta spesso il Vice
Prefetto Vicario dott. Giuseppe Pesce,
dal luglio 2000 sino alle elezioni amministrative del
Giugno 2001 incaricato della reggenza del comune di Rio
Marina dopo le dimissioni del Sindaco Roberto
Antonini. Il Dott. Pesce ha avuto anche altri
incarichi che lo conducono spesso all’isola.
La
Fingestim fornisce
come indirizzo Via degli Oliveti 123
Massa. Questo
indirizzo corrisponde però alla sede di una altra SRL che
si chiama “Palazzo di Vetro”
già costituita nel ‘94 a Massa e trasferita
nel ‘97 a Viareggio. Amministratore unico Rigoni
Guelfo; la sede operativa è a Viareggio in Via Regia
58 (ma in quello stabile non se ne riscontra traccia),
il recapito telefonico fornito risulta poi un numero
di Massa intestato al Centro Studi Apuano di Via degli
Oliveti.
L’oggetto
sociale della “Palazzo di vetro”:
operazioni in campo immobiliare, e correlate
operazioni commerciali e finanziarie. Non può compiere
intermediazioni finanziarie. Anche la “Palazzo di Vetro”
non ha dipendenti , è però attiva ed il 24/5/2001
apre una sede amministrativa a Massa (manco a
dirlo) in Via degli Oliveti 123. Il recapito
telefonico è quello di una defunta da sei anni che
risiedeva in altro luogo,
a Marina di Massa.
La società è costituita da Stefania Rigoni
(q.n. 28.100.000) e Andrea Rigoni (28.100.000)
Chi
è Andrea Rigoni?
Commercialista,
già aderente alla D.C. oggi milita nel P.P.I. ed è
stato eletto senatore
della repubblica nel collegio di Massa per l’Ulivo.
Primi
interrogativi
Perché
Cerboli, un isolotto soggetto ad
alto livello di protezione, di fatto inedificabile
(quindi di nessun valore commerciale) viene posto sul
mercato e viene acquistato nel 2000 ?
Perché
l’acquisto risulta così poco lineare?
Perché questo tourbillon di società inattive
(scatole vuote), passaggi
di quote e perché la reale proprietà si cela fuori dei
confini nazionali dove nessuno può verificare le fisiche
persone che la detengono?
Tutte
le operazioni che abbiamo elencato, oltre che l’esborso di
danaro hanno comportato un notevole lavoro organizzativo,
come pensano di recuperare quanto investito i nuovi
proprietari, dal momento che su quello scoglio non si può
(attualmente) piantare neanche un chiodo?
Non
pare strano che facciano capolino in questa storia,
almeno come coinquilini quando non nei ruoli
societari, un paio di politici “Massesi” come Tongiani
ed il Senatore Rigoni
(entrambi imprenditori)? Che ci azzeccano con Cerboli?
Gli
interrogativi restano senza risposta razionale
L’idea
della Protezione Civile
Ma
accade qualcosa di nuovo,
su sollecitazione di uno dei gruppi di protezione
civile (peraltro composta in massima parte da brave e
anziane persone, neanche
troppo numeroso) il Prefetto di Livorno, folgorato
dalla bontà di un’idea su cui ragioneremo
successivamente, in un incontro con gli amministratori
elbani ed operatori della protezione civile, annuncia che
intende fare dell’Isolotto di Cerboli una base per
addestramento della Protezione Civile.
A
chi ha un minimo di senso pratico quella proposta sembra
quanto meno dettata da un certo grado di originalità : a
parte il gruppetto della Protezione Civile cavese entusiasta
“… ci daranno anche l’elicottero …” un
profondo scetticismo pervade i primi beneficiari di questa
operazione, cioè i rappresentanti del volontariato.
Il
responsabile di questo settore per le Pubbliche Assistenze
ci fa sapere di aver scritto le sue perplessità al
Presidente del Parco; non è convinto per niente il
responsabile del più organizzato gruppo, quello di Campo
nell’Elba; lo stesso identico pensiero viene manifestato
ad un giornalista dal responsabile della Protezione Civile
di Rio nell’Elba nel cui territorio ricade
amministrativamente l’isolotto. Insomma , non c’è
una sola organizzazione isolana eccettuato quella
cavese, che
abbia plaudito pubblicamente all’idea prefettizia.
Al
contrario si registrano valanghe di dubbi, critiche e
perplessità. Legambiente
ed Italia Nostra emettono un comunicato durissimo nel
quale protestano per la possibile violazione di un isolotto
ancora selvaggio ed incontaminato, coperto di cisto marino e
lentisco, che ospita
endemismi animali
e vegetali non ancora del tutto studiati
e mettono l’accento anche sull’enorme spreco di
danaro pubblico che sarebbe necessario per trasformare
quell’isola anche in temporaneo campo per esercitazioni,
che potrebbero essere fatte in qualsiasi altro luogo.
Esce
anche un documento dell’Ente Parco cauto
nelle forme ma che sostanzialmente afferma che l’isola di
Cerboli è un luogo dove non si possono condurre operazioni
con un impatto anbientale. Stessa diplomazia anche nelle
affermazioni del Sindaco di Rio nell’Elba (e di
Cerboli) Catalina Schezzini che formalmente dice si
alle operazioni di Protezione Civile, ma ribadisce i vincoli
dello scoglio, come dire: “andate pure ma non toccate
niente”
Va
detto che alcune delle proposte del Prefetto dal punto di
vista di un ambientalista (ed anche alla luce della
normativa urbanistica attualmente vigente su Cerboli)
appaiono assolutamente inaccettabili:
realizzare un approdo sicuro,
creare una viabilità tale da poter essere percorsa
da mezzi a motore,
costruire la presumibile struttura di atterraggio per
elicotteri, realizzare
delle platee su
cui montare la “tendopoli” auspicata dal Dott. Gallitto,
da soli comporterebbero un totale stravolgimento
dell’habitat insulare.
Eppure
questa proposta viene ostinatamente reiterata, il Prefetto
afferma addirittura che si devono stringere i tempi. Escono
degli articoli sul quotidiano on line Joinelba
e sul Tirreno che riprendono alcuni dubbi sollevati
dagli ambientalisti. Tanto il Prefetto in prima
persona quanto il suo collaboratore Dott. Pesce si
spendono presso la stampa per sostenere la bontà
dell’operazione. In particolare il Prefetto dichiara di
conoscere i proprietari dell’isola come
persone affidabili che non consentirebbero mai uno
scempio ambientale.
Contemporaneamente
la minuscola associazione di Protezione Civile cavese, che
era solita ricorrere alla consulenza delle consorelle anche
per modeste operazioni burocratiche, avanza un’istanza
alla Capitaneria di Porto di Portoferraio, per ottenere il
permesso di operare una sistemazione dell’unico sentiero
nel tratto più pertinente al demanio marittimo di Cerboli.
La Capitaneria di fatto si esprime favorevolmente per quanto
di sua competenza (un tratto molto
limitato) tenendo conto comunque degli altri
strumenti di salvaguardia. ma passa la palla all’Ente
Parco.
Seconda
serie di interrogativi:
E’
stata la piccola associazione cavese a maturare un’idea
così tecnicamente complessa? Qualcuno ha suggerito loro di
avanzare l’ipotesi di utilizzo di Cerboli?
Perché
il Prefetto di Livorno sposa tesi così tecnicamente
strampalate come sfollare
la gente da un’isola per portarla su un altro scoglio
accanto e vicinissimo al continente, dove non c’è acqua,
elettricità, nessun servizio? Dove per
organizzare esercitazioni, condurre uomini e mezzi,
costerebbe un occhio della testa e provocherebbe comunque
danni ambientali?
Il
Prefetto, chi conosce come persona affidabile e come
proprietario di Cerboli?
Conosce forse chi detiene la proprietà della SIMTEX
MANAGEMENT LIMITED (la vera proprietaria dell’Isola
sconosciuta alle Camere di Commercio poichè probabilmente
off-shore)? Oppure
il Prefetto si riferisce alla persona dell’amministratore
e socio apparentemente di minoranza Ing. Coppetelli?
E Coppetelli, che è un costruttore ,si è mosso
tanto per l’acquisto di un’isola per poi non costruirci?
Ci
si permetta una prima riflessione,
delle due una:
-
o chi ha acquistato l’Isola intende costruirci, ed allora
ben si capirebbe un’ accoglienza entusiastica delle
operazioni di Protezione civile e la inevitabile
realizzazione di strutture che forzando i vincoli esistenti
potrebbero porre
i presupposti per un cambio della destinazione d’uso
dell’isola;
-
o chi ha acquistato l’isola lo ha fatto ispirato da sani
principi conservazionistici, ed allora dovrebbe vedere come
il fumo negli occhi operazioni che comunque si presentano
come di alto impatto sulla sua proprietà;
Il
quadro politico-amministrativo
Fin
qui ci siamo mossi sulla scorta di documentazione che
abbiamo raccolto, o sulla base di fatti noti ed
incontestabili, ma abbiamo anche altre informazioni su cui
stiamo ancora lavorando per appurarne la veridicità ed
alcune riflessioni da proporvi.
Così
stanti le cose, ci pare francamente che chi intendesse
cambiare la natura di Cerboli dovrebbe comunque fare i conti
soprattutto con un paio di realtà istituzionali: l’Ente
Parco ed il Comune di Rio nell’Elba.
Ecco,
anche nel quadro politico ci sono delle cose che non
comprendiamo molto bene e che non vorremmo fossero legate
per qualche verso a questa vicenda.
Uno
dei possibili punti di attacco è senza dubbio il Sindaco
di Rio nell’Elba, Catalina Schezzini, un
sindaco con la quale abbiamo avuto come ambientalisti
scontri niente affatto leggeri ma che stimiamo per la sua
correttezza amministrativa.
Da
qualche tempo a questa parte per motivi che molti hanno
ascritto alla “faida paesana” Catalina Schezzini è
oggetto di continui attacchi e tentativi di delegittimazione
sia dall’esterno che dall’interno dell’area politica
che la sostiene.
Quanto
all’Ente Parco, non si può fare a meno di
notare che l’eventuale apertura di un varco in un’isola
selvaggia ed incontaminata servirebbe da testa di ponte per
aprire voragini negli stessi principi di conservazione
naturalistica, che darebbero ai molti appetiti, in
particolare rivolti proprio al versante orientale
dell’Elba, buona ragione di alimentarsi. Ciò magari
contando che i futuri equilibri politico-amministrativi
dell’ente presentino un fronte più morbido
da attaccare.
Scenari
Futuribili
Abbiamo
affermato di essere assolutamente contrari ad operazioni di
qualsiasi genere su Cerboli, abbiamo anzi chiesto che venga
inserita nel piano del parco, come zona A a tutela
integrale.
Proviamo
comunque a ragionare sulla base di informazioni raccolte
(non ancora confermate) e proviamo a disegnare un ipotetico
scenario di fronte al quale potremmo trovarci nel prossimo
futuro.
Ripetiamo
che quello che vi proponiamo è uno scenario ipotetico ,ma
forse non del tutto inverosimile.
a)
L’Isola viene attrezzata per un
campo di Protezione Civile (anche temporaneo); per
fare questo si eseguono, su proprietà privata e dietro
stipula di opportuna convenzione,
lavori di ampliamento del sentiero, realizzazione di
un piccolo approdo, realizzazione di una piazzola di
atterraggio, realizzazione
delle platee necessarie al montaggio tende, restauro dei
modesti volumi diroccati presenti;
b)
Per attrezzare il campo di emergenza necessita però la
realizzazione delle reti dei servizi indispensabili
(elettricità, acqua, fogne, depurazione…) che vengono
attivati;
c)
Per fare questo si procede alla opportuna modifica degli
strumenti urbanistici del Comune di Rio nell’Elba
(ammettendo che in quel momento l’amministrazione
condivida) e contemporaneamente il Piano del Parco dovrebbe
declassificare il livello attuale di protezione
dell’Isola;
d)
Raccogliendo le sollecitazioni di una parte del mondo
ambientalista si va alla realizzazione di un laboratorio
ambientale che svolga anche funzioni di vigilanza sulla
salute marina; il progetto ha una durata di due-tre anni e
parte da un’ulteriore
convenzione con i privati che detengono la proprietà
di Cerboli.
e)
Il laboratorio viene finanziato da una agenzia pubblica e
necessita di una struttura
a torre , supponiamo di circa m. 8 x 8 che si
sviluppa su quattro piani;
f)
Scaduti il progetto e
la convenzione la torre torna in possesso della proprietà
dell’isola che ne dispone come meglio crede;
g)
Cosi la proprietà off-shore (molto affidabile) si
troverebbe a disporre di volumi, servizi, infrastrutture e
collegamenti probabilmente senza aver sborsato una lira, ed
a gestire un piccolo esclusivissimo paradiso di enorme
valore commerciale.
Conclusioni
Perché,
proprio oggi, tanto interesse per un isolotto sperso in
mezzo al Canale di Piombino?
Perché
tanti illustri personaggi si affollano intorno a questa che,
a prima vista, potrebbe passare per un misero e poco
redditizio tentativo di speculazione edilizia?
Perché
bisogna aprire tante scatole cinesi per arrivare ai veri (e
comunque ancora misteriosi) proprietari di Cerboli?
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