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| I
Dossier - Il
taglio del Parco |
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Le
richieste dei Comuni dell’Isola d’Elba per distruggere
il
Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano
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Prima
del Parco
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In
nero le aree che avevano già una forma di protezione (divieto di
caccia ecc.) simile ad un’Area Protetta prima dell’istituzione
del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Circa il 35%
dell’Elba
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La
Cartina riprodotta sopra è tratta da “Toscana da proteggere”
Riferimenti
per la formazione del sistema regionale delle Aree Protette
Mette
insieme le aree schedate dalla Legge regionale 183/1989, le aree
minerarie, il Demanio Forestale (bandite di caccia,
aree di ripopolamen-to e cattura,
ecc)
Alcune
di queste aree non sono state inserite nel Parco Nazionale
dell’Arcipelago Toscano
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SIC
e SIR
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In
scuro le aree protette da Siti di interesse Comunitario (SIC) e da
Siti di Interesse Regionale (SIR) per la loro grande importanza
ambientale. E’ proprio sul SIC di Monte Capanne che i Comuni
chiedono i maggiori tagli del Parco.
Il
SIR di Schiopparello (Zone Umide) è fuori dai confini del Parco.
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Siti
di Interesse Comunitario all’Elba:
Monte
Capanne e Promontorio dell’Enfola 7058,2ha
Siti
di Interesse Regionale:
Zone
Umide del Golfo di Mola e Schiopparello
18,2 ha
Monte Capannello
Cima del Monte
634,7
ha
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Il
Parco oggi
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Nel
1996, dopo 8 anni di discussioni, il Presidente della Repubblica
firma il Decreto (DPR) che istituisce il Parco Nazionale
dell’Arcipelago Toscano. Norme di salvaguardi per le Isole di
Capraia, Gorgona, Montecristo (Riserva dello Stato) e Giannutri
esistevano già dal 1989/90. Pianosa era zona di tutela biologica a
mare. Col Decreto entrano a far parte del Parco il 53% dell’Elba,
il 70% di Capraia, il 40% del Giglio e tutte le isole minori. Il
mare dell’Elba e del Giglio non è compreso nell’Area Protetta.
In scuro il Parco oggi all’Elba.
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Questo
Perimetro
è
il frutto di un (brutto) compromesso voluto anche dai Sindaci Elbani,
tanto che la percentuale di territorio da proteggere all’Elba
(intorno al 50%) è contenuta in un accordo sottoscritto da Comuni,
Province (Livorno e Grosseto) e Regione Toscana che fa parte
integrante (Allegato A) del DPR che istituisce il Parco Nazionale
dell’Arcipelago Toscano.
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Il
Parco dei Sindaci
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Ecco
come diventerebbe il Parco all’Elba se venissero accettate le
proposte dei Comuni: uno scherzo della natura, una cosa inutile (o
utile solo per continuare a prendere finanziamenti), frammentata,
che escluderebbe le aree di maggiore interesse ambientale e
paesaggistico. Una proposta inaccettabile che ridurrebbe le Aree
protette ad una superficie inferiore a quella già protetta prima
del Parco, tagliando anche gran parte dei Siti di Interesse
Comunitario e Regionale.
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Frammenti
sparsi
Ecco
cosa resterebbe del Parco Nazionale se venissero accettate le richieste
dei Sindaci.
E
pensare che i Comuni criticavano la perimetrazione esistente perché era
troppo frammentata ed escludeva aree di grande interesse naturalistico.
I
Sindaci hanno tagliato la testa al toro: via tutto! Rimane solo quello
che non interessa dal punto di vista urbanistico: qualche cucuzzolo di
montagna e strisce di costa non costruibili.
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Aree
che rimarrebbero Parco
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Aree
da inserire nel Parco
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Per
Porto Azzurro i confini si basano sulle ipotesi che circolano
(-65% dell’area a Parco, fuori la zona di Pontecchio) non
esistendo cartografie allegate alla delibera del Comune
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Marciana:
un Parco a pois
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Il
Comune di Marciana (lista civica appoggiata dal centro-sinistra),
chiede di eliminare dal Parco grandissima parte del suo territorio
che è incluso interamente in un Sito di Interesse Comunitario. Per
far questo il Sindaco Logi ha addirittura ritirato una delibera
della precedente Amministrazione Comunale di centro-destra (di cui
Logi era Vice-Sindaco e nella quale il suo attuale Vice-Sindaco e
Vice-Presidente della Comunità del Parco, Derrico, era Assessore)
che richiedeva una modifica del Perimetro del Parco attraverso uno
“scambio di territorio”, escludendo alcune zone
ma includendone altre oggi fuori dal Parco. La nuova delibera
escluderebbe dal Parco molto dell’83% di territorio comunale oggi
protetto (Marciana è il Comune con maggiore area destinata a
Parco), lasciando solo la vecchia bandita di caccia regionale
confinata sul massiccio del capanne, le zone sopra i paesi di Poggio
e Marciana ed un corridoio verso la Cala che si salderebbe con quel
che rimarrebbe del Parco
nel confinante Comune di Marciana Marina. Si chiede anche il taglio
di una fascia costiera accanto a Sant’Andrea
(la frazione del Maciarello, fino alla Cala) proprio dove lo
scandaloso Piano Strutturale del Comune (oltre 600 “prime case”
in un Comune di 2000 abitanti costituito da oltre il 70% di seconde,
terze e quarte case!) prevede inutili e distruttive strade costiere
e numerose abitazioni. Le aree costiere che rimarrebbero nel Parco
sono invece, guarda caso, zone impervie, a picco e non costruibili.
Via dal Parco anche le due vallate di Pomonte e Patresi, di
grandissimo valore ambientale-paesaggistico, dove esiste l’ipotesi
di costruire due grandi dighe. Eliminata anche
l’area tra Poggio- Campobagnolo-Perone e quella intorno a
Procchio.
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Il
Parco fatto a cerchi
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Umoristica
la proposta dei due “pallini”: il Comune di Marciana chiede di
eliminare dal Parco nazionale tutta l’area occidentale ma non due
cerchietti. I due pallini comprendono
i ruderi di un’antica chiesa Romanica, San Bartolommeo, e
quelli del Semaforo (un vecchio faro sulla cima di un monte) che
hanno urgente bisogno di restauri; è evidente il pensiero del
Comune: di queste rogne è bene se ne occupi il Parco, noi pensiamo
alla caccia e al cemento, ai monumenti ci pensino loro.
Problema:
come farà il Parco a perimetrare e proteggere quei due
“pallini”?
Le
aree del Comune di Marciana (da non confondere con il confinate e più
piccolo Comune di Marciana Marina) che si vorrebbero escludere dal
Parco sono di grandissimo valore naturalistico, contengono grandi
castagneti e numerosi endemismi vegetali e sono importantissime per
la fauna e la migrazione degli uccelli tanto che l’intero
territorio comunale è classificato Sito di interesse Comunale
(come, per gli stessi motivi, quasi tutto quello di Campo
nell’Elba e di Marciana Marina)
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Campo
nell’Elba: proposta indecente
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Anche
Comune di Campo nell’Elba (Giunta di centro-sinistra) sceglie di
relegare il Parco Nazionale nei confini della ex Bandita di Caccia,
eliminando dall’Area Protetta tutta la zona sud-occidentale, con
l’esclusione della Punta di Fetovaia e della
stretta e pressoché inaccessibile fascia costiera sotto la
strada provinciale.
Il
Comune però, in cambio, aggiunge al Parco una piccola area ad est
(le zone intorno alla discarica comprensoriale di Literno e verso il
Monumento che erano già comprese in parte nel Demanio Forestale
Regionale); peccato che i Comuni di Capoliveri e Portoferraio
abbiano chiesto di eliminare dal Parco proprio le zone confinanti.
Non potevano mettersi d’accordo, la Comunità del Parco non
dovrebbe servire almeno a questo?
Il
Comune di Campo nell’Elba propone addirittura di togliere dal
Parco (per farci cacciare) una grande zona tra Pomonte e Seccheto
percorsa da un gigantesco incendio doloso nell’estate 2001. Ma,
secondo la legge, non è proibito cacciare nelle aree incendiate? E
questo cosa dovrebbe
essere? Un premio ai piromani?
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Via
Galenzana
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La
proposta di togliere dal Parco la spiaggia ed il retroterra di
Galenzana è gravissima: la spiaggia è considerata da Legambiente
una delle 20 più belle d’Italia e, negli anni passati è stata
strenuamente difesa da cittadini e ambientalisti contro progetti di
speculazione edilizia e di un porto turistico. Tanto che il Comune
fu costretto a deliberare che Galenzana era intoccabile e doveva
diventare un parco pubblico. Sarà un caso che il Comune
(vedi DUPIM, Documento Unico Programmatico delle Isole
Minori) abbia ritirato fuori dai cassetti il progetto di mega-porto
per 650 posti barca a Galenzana?
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Ai
Confini dell’Arizona
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Potrebbe
essere scambiato per il confine tra
Arizona e New Messico, invece quella linea retta dovrebbe
essere, nel cervello di chi amministra Campo nell’Elba, il confine
di un Parco Nazionale nella zona
Tra
Galenzana, e Monte Turato. Si vede che non si sono dati gran pena
per decidere se esistevano emergenze ambientali o paesaggistiche o,
forse l’area non interessava molto ai cacciatori. Una bella riga
dritta e via, con tutte le case
e le zone appetibili per costruire che restano fuori dal
Parco.
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Il
Paese
di
Pianosa
sarebbe
fuori
dal Parco
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Pianosa
addio
Il
Comune di Campo nell’Elba ha firmato con Parco, Provincia e
Regione protocolli per uno sviluppo sostenibile di Pianosa, ma ora
sembra ricredersi. Vuole provare a tagliare via dal Parco il Paese
abbandonato dopo la dismissione del carcere. L’esclusione del
Paese dal Parco sarebbe
una catastrofe per la delicatissima area protetta terrestre e
marina. Si andrebbe ad una gestione “turistica” di un centro
abitato che, secondo il Comune, non dovrebbe in futuro rispettare le
regole del Parco.
Così,
si potrebbe dire addio ad un pezzo di Mediterraneo ancora intatto,
sacrificato sull’altare della furbizia politica.
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In
nero ciò che resterebbe del Parco
In
grigio le zone che il Comune vorrebbe togliere dal Parco
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Marciana
Marina: più confusi che persuasi
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Marciana
Marina (Giunta di centro-destra) è stato l’unico Comune elbano
dove la minoranza di Sinistra ha dato battaglia e si è opposta
fermamente alle proposte del Sindaco. Il giorno prima del Consiglio
Comunale alla Minoranza era stata fornita una delibera di generica
adesione alle richieste degli altri
comuni e che non
prevedeva tagli del Parco, ma il Sindaco cambiava idea nottetempo
(su pressione dei cacciatori e del centro-destra) e si presentava
con un’aggiunta: eliminare tutta
la zona ad est del paese dal Parco, congiungendosi così
all’area che il confinante Comune di Marciana vorrebbe togliere.
La Minoranza ha messo in grande difficoltà il Sindaco Martini
(Forza Italia) con domande puntuali che mettevano in evidenza il
pasticcio e l’inesistenza di qualsiasi valutazione scientifica,
paesaggistica ed ambientale della scelta fatta. Comunque niente da
fare: la delibera con l’aggiunta notturna è passata con
l’opposizione che abbandonava l’aula per protesta.
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Insetti
unici al mondo
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Il
Comune vorrebbe eliminare dal Parco una zona definita di rilevante
valore ambientale dallo stesso Piano Strutturale del Comune.
L’area comprende un vigneto che produce vini d.o.c., un lecceto
con esemplari enormi e ruscelli in cui vivono due importanti rarità
uniche al mondo: il plecottero Isoperla ilvana e il coleottero
Hydraena aethaliensis, due insetti endemici che vivono solo nei
corsi d’acqua superficiali
tra Marciana Marina e Procchio. Naturalmente, gli stessi enormi
valori ambientali si ritrovano nelle confinanti aree del Comune di
Marciana, oggi a parco, che si vorrebbero escludere dall’Area
Protetta con la scusa della caccia al cinghiale.
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Portoferraio:
un Presidente disattento
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Il
Sindaco di Portoferraio (Giunta di centro-destra più autonomisti
elbani) è anche il Presidente della Comunità del Parco
(l’organismo dell’Ente Parco che raccoglie i 15 Comuni delle
isole Toscana, la Comunità Montana dell’Elba e Capraia, le
Province di Livorno e Grosseto e la Regione Toscana), cioè l’Ente
che dovrebbe redarre il Piano Pluriennale di Sviluppo Economico e
Sociale e che dovrebbe svolgere la funzione di coordinamento tra gli
Enti Locali che fanno parte del Parco. E’ evidente, basta guardare
la casualità e la bizzarria dei tagli proposti, che in questo caso
la Comunità del Parco non si è neanche riunita per mettere insieme
uno straccio di proposta coerente ed unitaria. Ognun per se e Dio
per tutti, anche il Comune di Portoferraio ed il suo
Sindaco-Presidente. Se venisse accolta la proposta del Sindaco Ageno
(Forza Italia), nel
Parco rimarrebbero solamente: l’Enfola,
la fascia costiera tra Viticcio e la Biodola
e Punta Pina vicino a Bagnaia.
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Tagliano
il Demanio Forestale
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Portoferraio
era un Comune già scarsamente interessato dal Parco Nazionale, ora
chiede di tagliare tutto il Demanio Forestale Regionale di San
Martino (a proposito, chissà che ne pensa la Regione Toscana) con
Villa di Napoleone inclusa. Ma i tagli colpiscono anche il
Serrone delle Cime e Monte Tignoso, verso la Biodola e Scaglieri.
Anche
qui, con la scusa della caccia, si vogliono eliminare dal Parco
anche aree dove la caccia era proibita prima dell’istituzione del
Parco.
Fuori
anche le aree vicino alle zone previste a diffuso insediamento
urbanistico dal Piano Strutturale del Comune.
A
proposito, sapete come definisce il Piano Strutturale tutte le aree
boscate del Comune esterne
al Parco? Parco dei Crinali (sic!).
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Rio
Marina: via le Miniere care all’UNESCO
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La
nuova Amministrazione Comunale di centro-destra, Sindaco il Senatore
Bosi (CCD/CDU), sottosegretario alla Difesa, ha deciso di onorare
una promessa elettorale fatta ai cacciatori: via il Parco. C’è un
problema nelle Aree Minerarie che il Sindaco Bosi vorrebbe tagliare
la caccia era proibita anche prima del Parco. Per la verità il
Comune vorrebbe eliminare “solo” il 90% dell’area protetta,
rimarrebbero due isolette ancora protette: Capo Vita e l’area tra
Monte Arco e Punta delle Cannelle, a sud di Ortano. La zona che il
Comune di Rio Marina vorrebbe eliminare dall’Area Protetta è
considerata dall’UNESCO “Patrimonio
dell’Umanità” per il grande valore geologico e per la grande
varietà e rarità di minerali che vi si trovano.
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No
al Parco Si ai soldi
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Il
Comune non vuole il Parco, però i finanziamenti per il Parco li
prende, eccome!
Il
Ministero dell’Ambiente ha concesso al comune 700 milioni
destinati ai Parchi che Rio Marina utilizzerà per risanare la
spiaggia del Cavo, negli anni passati oggetto di un disastroso
ripascimento. Ma il Sindaco Bosi ha fatto bingo con un più corposo
finanziamento, circa 2 milioni e mezzo di Euro (5miliardi di £),
concesso sempre dal Ministero dell’Ambiente per il risanamento e
recupero dell’Area Mineraria che il Senatore Bosi vorrebbe
escludere dal Parco. Volete sapere chi ha fatto il progetto
finanziato dal Ministero dell’Ambiente? Lo ha fatto, finanziato e
proposto quel Parco Nazionale dell’Arcipela-go Toscano che il
Sottosegre-tario Bosi vuole eliminare per far contenti i cacciatori.
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Rio
nell’Elba: un bel passo indietro
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Il
Comune di Rio nell’Elba (Giunta di centro-sinistra) sembrava
avviato verso una proposta di allargamento del Parco: liberare
alcuni territori alla caccia ma includerne altri, più estesi, per
compensare il tagli. Invece il Sindaco Schezzini (DS) propone di
rendere libera alla caccia, in deroga alle leggi sui parchi e sulla
caccia, una grande area del Comune: Monte Capannello (Sito di
Interesse Regionale), Monte Strega, Monte Serra e Monte Peritondo.
Quindi il Comune non chiede proprio di eliminare il Parco, chiede
solo di farci cose che la legge vieta di fare in un Parco… che poi
è la stessa cosa. Il Parco rimarrebbe intorno all’Eremo di Santa
Caterina, al Volterraio e nella fascia costiera occidentale
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Cosa
non si fa per la caccia…
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Come
vedete sono i cacciatori i protagonisti delle richieste di taglio
del Parco. Ma sapete quanti sono i cacciatori dell’Ambito
Territoriale di Caccia? Poco più di 700 e solo circa 600 sono
elbani (prima dell’istituzione del Parco erano circa 1.200). Quindi,
il 2% della popolazione elbana avrebbe
condizionato pesantemente i Sindaci, fino a convincerli a chiedere
il massacro di un Parco e a ridurlo ad uno scherzo della natura.
Non
ci sembra molto plausibile. Certo i cacciatori in alcuni piccoli
comuni possono determinare la vittoria o la sconfitta di una lista,
ma ci sembra che i Sindaci accolgano molto di buon grado le proposte
dei cacciatori e che, soprattutto, ci aggiungano del loro.
L’emergenza cinghiali invocata
dai Sindaci è solo una scusa: da quando c’è il Parco gli
abbattimenti e catture di cinghiali sono aumentate e il Parco chiede
la loro eradicazione dall’Elba.
Infatti,
i cinghiali erano estinti all’Elba fin dal 1802, negli anni 50/60
sono stati reintrodotti dai cacciatori, al solo scopo di
divertimento venatorio. Sono cinghiali
centreropei poi incrociati con maiali domestici. E’ proprio la
gestione venatoria di questi
ibridi prodotti dai
cacciatori che sta provocando danni gravissimi alla flora ed alla
fauna e devastando la piccola agricoltura.
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Porto
Azzurro: tagliare per costruire un mega-albergo
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Porto
Azzurro (Giunta di centro-destra) ha deliberato di eliminare dal
parco circa il 65% dell’area attualmente protetta.
Anche
qui la scusa è la caccia, ma gli interessi sono ben più corposi e
ben visibili: la costruzione di un mega-albergo a Pontecchio da
30.000 metri cubi e da 400 posti letto che il Parco ha bocciato e
per il quale il Tribunale
Amministrativo Regionale ha respinto il ricorso dei proprietari. Il
Comune, guarda caso, per favorire la caccia taglia proprio la zona
di Pontecchio e non fa mistero di voler far costruire l’ecomostro
in una delle più belle e intatte colline elbane. D’altronde, su
questo, destra e sinistra a Porto Azzurro sembrano pensarla uguale.
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Lepri
mannare
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Tra
i problemi richiamati dall’amministrazione di Porto Azzurro per
dare questa bella sforbiciata al Parco, il Comune
ha denunciato fortemente quello dei gravissimi danni (di cui
nessuno ha notizia) che le lepri provocherebbero all’agricoltura
elbana e, quindi, della urgentissima necessità di cacciarle .
all’Elba
le lepri (di origine centroeuropea) a le lanciano proprio i
cacciatori e queste immissioni indiscriminate hanno provocato
l’estinzione della sottospecie elbana endemica della lepre
italica. Ancora una volta un comune chiede di far curare il malato
da chi ha provocato la malattia.
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Capoliveri,
c’è di mezzo il mare
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Anche
il Comune di Capoliveri (Giunta di centro-destra) taglia il Parco.
Ma il Sindaco Barbetti (A.N. e indicato dal Ministro dell’Ambiente
quale nuovo Presidente del Parco Nazionale), pur accodandosi ai suoi
colleghi, fa una proposta nuova: includere una estesa area marina
nel Parco, accogliendo così una proposta degli ambientalisti ed una
mozione dei Verdi votata recentemente al Senato. Ma i tagli ci sono
eccome: sparisce il Parco ai confini con Portoferraio e un bel pezzo
nel promontorio di Calamita. Il Comune chiede anche di eliminare la
fascia costiera di Cala nuova e Mola, uscirebbe così dal Parco
anche Forte Focardo una fortezza Spagnola sulla quale il Sindaco
Barbetti ha avuto un duro scontro con Legambiente. Resta invece nel
Parco la spiaggia di Lacona con il suo sistema dunale ormai unico
nell’Arcipelago.
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E
Mola restò sola
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La
Zona Umida di Mola, la più importante dell’Elba, è oggetto di un
progetto di recupero da parte del Parco Nazionale. Il Comune ha
scelto di non chiedere la sua esclusione dal Parco, ma con le
proposte di tagli fatte da Capoliveri e dal Confinante Comune di
Porto Azzurro, la Zona Umida e Sito di Interesse Regionale di Mola
si troverebbe ad essere una macchiolina isolata senza nessun
collegamento con il resto del Parco.
Mentre
nel resto d’Italia si parla di corridoi ecologici e di sistema dei
Parchi, all’Elba si eliminano i corridoi esistenti e si sistema il
Parco… per le feste
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