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La storia - SOS Archeologia


 

La nostra storia abbandonata

L’Elba è uno scrigno storico-archeologico, ogni epoca è rappresentata da decine e decine di siti di rilevanza nazionale perché l’isola, a partire dall’Età del Rame, è stata un crocevia di traffici mediterranei.

L’importanza del nostro patrimonio  culturale è enorme ma  è grande anche il disinteresse degli Amministratori pubblici elbani e di grande parte della Società Civile che circonda la nostra storia. Fanno eccezione le poche Associazioni culturali e qualche personaggio lungimirante. Anche il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ultimo arrivato, sta facendo quanto possibile (anche per alcune aree citate in questo dossier, rincorrendo spesso emergenze create da anni di incuria ed abbandono).

Quanto a ricerca scientifica, a salvaguardia ed a valorizzazione il patrimonio culturale dell’Elba lascia molto a desiderare, con un ritardo di decine di anni rispetto ad aree delle penisola, a volte meno importanti della nostra, che hanno fatto del loro patrimonio storico-archeologico anche un motivo di  sviluppo turistico. In questo dossier vi presentiamo solo alcuni casi emblematici.

 

 

 

Molte cose da fare

Con la campagna nazionale “Salvalarte”, Legambiente si è già occupata della conoscenza e valorizzazione del patrimonio storico e archeologico dell’Arcipelago Toscano: nel 1998 affrontammo il tema delle chiese romanico-pisane e della villa romana di Pianosa, quest’anno abbiamo posto all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione del relitto romano della Guardiola, a Procchio. Grazie all’intervento del Parco Nazionale, di alcuni Comuni e della Soprintendenza e all’interessa-mento di Associazioni come gli Amici di Poggio o La Torre, qualcosa si è mosso: la villa romana di Agrippa è stata valorizzata, così come sono state rese più accessibili la Chiesa di San Giovanni e quella di San Lorenzo. Rimane da fare ancora molto, questo dossier vuole essere uno stimolo per affrontare subito i problemi più gravi e per affrettare i progetti di valorizzazione che, per alcuni siti, rischiano di rimanere sulla carta.

                                                                                                          

COMUNE DI MARCIAN A

Monte Castello

Sito etrusco  (V sec. a.c., III sec. a.c.)con rioccupazione romana  (circa 90 a.c.), in stato di abbandono, nonostante le centinaia di milioni spesi negli anni passati per gli scavi. Presenza di trincee clandestine “a talpa” nel lato sud-orientale della fortificazione.

San Bartolommeo

Chiesa romanica completamente devastata, compresa la pavimentazione. Buche di scavi clandestini dappertutto che janno intaccato depositi archeologici della fine dell’età del bronzo (1.000 a.c. circa)

Relitto di Chiessi

(70-80 d.c.) Giace a circa 45 metri di profondità, conteneva circa 5000/7000 anfore di produzione iberica e delle Baleari e lingotti di bronzo.

Nei depositi statali ci sono circa 110 anfore, fra integre e frammentarie, il resto è stato trafugato e probabilmente, in gran parte, finito nel commercio clandestino.

Relitti di S.Andrea

Relitto A, sulla punta a circa 10 metri di profondità (50 a.c.);

Relitto B, a circa 200 metri a nord della pinta a circa 40 metri di profondità (100 a.c.);

Contenevano circa 3.000 anfore vinarie di produzione italica, delle quali meno di 30 sono arrivate nei musei o nei depositi statali.

 

COMUNE DI MARCIANA MARINA

Cotone-San Pietro

Uno dei più imponenti depositi di scorie di ferro dell’Elba intera (circa 2.000 tonnellate di scorie con presenza cospicua di anfore estrusche e romane e vasellame a vernice nera) è stoto ridotto ai minimi termini da caseggiati costruiti più o meno recentemente.

COMUNE DI CAMPO NELL’ELBA

Cavoli-Seccheto

Le cave di granito, attive a partire almeno dal II secolo a.c., sono in stato di abbandono. Esistono ipotesi di valorizzazione mai messe in atto. In questi anni si sono ripetute asportazioni di materiali granitici antichi (frammenti di colonne, piccole sculture, ecc.). Le colonne di Vallebuia e Cavoli, la stessa “Nave” di Cavoli che fa da spartitraffico in una strada carrabile sterrata, non sono protette, segnalate e valorizzate. Durante gli anni, nel bel mezzo di questo sito archeologico di grande importanza si sono costruiti residence e ville.

Pietra Murata

Insediamento etrusco del V - III secolo a.c., di incredibile importanza strategica per il controllo dei traffici marittimi verso Corsica, Sardegna e costa Toscana.

In stato di completo abbandono, senza programmazione di una seria ricerca scientifica, ma con segni evidenti di incursioni clandestine: scavo di trincee irregolari con centinaia di frammenti di ceramica mescolati a cicche di sigarette

Sassi Ritti

Area di grande valenza archeologica per la presenza di strutture megalitiche (menhir) e di insediamenti di interesse paletnologico, con presenza in superficie  di ceramiche e di ossidiana lavorata.

Stessi problemi di Pietra Murata, compresi gli scavi clandestini

Le Solane

Presenza di resti di attività produttive antiche e di tracce di epoca romana e medioevale in superficie.

Un’ antica fornace tipo a “iglooo” e stata tagliata e distrutta di recente dalla strada di accesso ad un residence.

 

COMUNE DI PORTOFERRAIO

Villa delle Grotte

La villa patrizia di epoca romana più importante dell’Elba (fine I sec. a.c. inizio I sec. d.c.),  per fortuna riaperta al pubblico dopo varie vicessitudini, è ora sufficientemente curata, manca però di un corredo didattico minimo, i visitatori si aggirano spaesati tra i vasti ruderi.

Villa Romana della Linguella

A ridosso del monumento che risale alla fine del primo secolo a.c. / IV sec. D.c. fanno mostra di sè attrezzature moderne (navali e non ) di vario tipo che contrastano con l’ambiente archeologico. L’area non è sempre ben curata come dovrebbe meritare un monumento così importante. 

 

 

 COMUNE DI CAPOLIVERI

Necropoli del Profico

Sito etrusco-romano   (inizi III sec. a.c. / I sec. d.c.) con numerose tombe a piccolo tumulo di bozzette di tufo.

Non poche tombe sono state sconvolte da lavori agricoli alla fine degli anni ‘60 ed i materiali sono andati in gran parte dispersi. Nell’area ci sono ancora numerose tombe intatte. Non si conoscono progetti e vicoli attualmente in corso.

Relitto di Punta La Cera

Si tratta di una grande nave oneraria lunga 35/40 metri che trasportava dalle 5000 alle 7000 anfore di produzione nordafricana (tipo II A) e di produzione gallica (Gauloise 4).

Di tutto questo immenso patrimonio, allo Stato sono rimaste poco più di una decina di anfore.

COMUNE DI RIO MARINA

Torre del Giove

Questa torre del XV secolo appare in stato di assoluto abbandono. Ancora qualche anno e sarà del tutto irrecuperabile, con la perdita di un monumento carico di storia come pochi altri.

Capo Pero

Area archeologica di rilevante interesse per la presenza di forni per la riduzione del ferro (II e I sec. a.c.). Finora, niente è stato fatto per la tutela e valorizzazione del sito.

Fornacelle

Sono presenti antiche strutture a pianta circolare per la produzione di calce. Una è adibita ad immondezzaio, l’atra è stata distrutta o sepolta dall’ampliamento di una strada.

Villa romana di Capo Castello

Era una magnifica villa di epoca Giulio-Claudia, ma è stata praticamente conglobata da varie costruzioni moderne, che occupano l’intera area archeologica,  dalle quali spuntano ancora resti di opus reticulatum.

 

 

COMUNE DI PORTO AZZURRO

Grotta di Reale

Caverna di eccezionale interesse palentologico (50.000 anni fa), vi sono stati ritrovati resti fossili di Orso delle Caverne, Rinoceronte  e di altri animali risalenti all’epoca della glaciazione Wurmiana, quando l’Elba era unita al continente. La grotta è di proprietà privata, inaccessibile e non valorizzata.

Spiaggia di Reale

Cospicua presenza di reperti litici Musteriani (50.000 / 40.000 anni fa).

Anche questo sito non è mai stato oggetto di ricerche sistematiche e non è valorizzato.

 

COMUNE DI RIO NELL’ELBA

Grotta di San Giuseppe

Utilzzata come luogo di sepoltura dai primi cercatori di minerali durante l’eneolitico (2.000 / 1.800 anni a. c.). E’ una spaccatura nella roccia di calcare travertinoso che si apre in località Il Piano. E’ stata scavata sistematicamente dall’Istituto di Paleontologia umana dell’università di Pisa tra il 1966 e il 1969. Vi sono stati trovati corredi funebri (decine e decine di vasi, pentole, scodelle, ciotole, vasi a fiasco, punte di freccia, pugnali di rame, ecc.) riferibili alla cultura di Rinaldone e gli scheletri di circa 80 individui. E’ in assoluto uno dei più importanti siti eneolitici italiani. Il Parco Nazionale ha recentemente concesso finanziamenti per la valorizzazione dei reperti della Grotta di San Giuseppe 

Ma, purtroppo, dopo gli scavi è mancata la rigida tutela prevista dall’art. 1,2 e 21 della L. 1089/1939; oggi l’ingresso della grotta è murato  e reso inaccessibile anche agli studiosi, a pochi metri , davanti all’ingresso, sono sorti una casa e un box in lamiera, sul lato occidentale, a tre metri dalla necropoli, si può ammirare un recinto per capre con strutture in muratura addossate alla roccia.