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Le
Chiese romanico-pisane dell'Elba
(Guida
di Salvalarte aggiornata al 2004)
Quando
nell'Estate 1997, raccogliendo l'allarme di un gruppo di giovani
laureande dell'Università di Roma, denunciammo lo stato di abbandono
della chiesa romanico-pisana di San Lorenzo, chiedendone l'inclusione
nel perimetro del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano (che si ferma
a pochi metri dalla pieve), non pensavamo di sollevare tanto interesse;
invece, subito dopo, l'Associazione "il Maceo" ed il Comune di
Marciana si dedicarono ad una prima parziale pulizia dell'Area e
contribuirono ad aprire un dibattito che ora coinvolge istituzioni,
associazioni e scuole, sulla necessità della tutela di tanti monumenti
dimenticati dell'Arcipelago Toscano.
Questa
guida vuol essere una prima risposta alla rinnovata voglia di conoscenza
degli isolani per il loro Arcipelago, ed anche un aiuto ed uno stimolo
al turista di ogni stagione, curioso ed interessato agli aspetti storici
e naturalistici dell'Elba.
Nella
guida troverete un interessante percorso
"storico-gastronomico" nella meravigliosa natura dell'Elba e
una scheda con le maggiori chiese romaniche-pisane dell'isola, o meglio
quelle non ancora completamente distrutte dall'abbandono e dall'incuria
e più facilmente rintracciabili; per le altre, nascoste tra i monti e
la macchia mediterranea, spesso ridotte a pochi ruderi, il Parco
Nazionale dell'Arcipelago Toscano ha reso nuovamente praticabili i
sentieri di accesso, realizzando di fatto quel percorso delle chiese
romaniche dell'Elba di cui si parlava ormai da troppo tempo.
Dato
lo stato di completo abbandono in cui versano tali chiese, il pericolo
di perderle per sempre, e con loro anche una parte importante della
nostra storia e della nostra cultura, è concreto e non permette più
dilazioni.
Abbiamo
poi voluto inserire una testimonianza eccellente: la Villa Romana di
Pianosa, un reperto storico di grande bellezza e suggestione che
rischiava di essere condannata all'oblio e che invece i campi di lavoro
volontario di Legambiente e il Parco Nazionale hanno recuperato,
valorizzando e salvaguardando questo gioiello storico e archeologico
unico al mondo.
Un
suggerimento ed una richiesta: quando andrete a cercare i monumenti
segnalati guardatevi bene intorno, conoscerete il cuore nascosto
dell'Elba: i suoi suggestivi paesi collinari, inaccessibili alle
automobili, silenziosi ed appartati, con i vecchi mestieri che resistono
al turismo di massa; un territorio meraviglioso in una natura generosa.
TRA
GRANITO, ISOLE, CASTAGNI, CHIESE E MARE

Il
nostro percorso parte da San Piero in Campo, un paese collinare
di origine romana, che dalle sue stradine strette, dalla bella
piazzetta, dal "Belvedere", o "Facciatoia" come
dicono i sanpieresi, guarda dall'alto la Baia di Marina di Campo ed il
suo frenetico turismo. Accanto al belvedere, stretta dentro le mura di
una fortezza degli Appiani del 1400, si trova la Chiesa di San Pietro
e Paolo del XII secolo (vedi scheda). San Piero è soprattutto il
paese del granito con le sue millenarie cave ancora attive: una breve
passeggiata nei dintorni permette di raggiungerne alcune, e vedere, così,
dal vivo la lavorazione artigianale della pietra.
Lasciato
San Piero risalite verso Monte Perone, prima del bivio conviene fare una
deviazione per Sant'Ilario, paese "gemello" e rivale di
San Piero: è forse il borgo meglio conservato dell'Elba, completamente
libero dal traffico, silenzioso ed appartato anche in estate. Vi
troverete le tracce di Pietro Gori, l'anarchico gentile di "Addio
Lugano bella", e potrete ammirare la Chiesa-fortezza, con la sua
tirre campanaria ricavata da una torre pisana di avvistamento del XII
secolo.
Tornando
indietro e salendo per la strada che porta a Monte Perone, dopo qualche
secco tornante, si incontra, appollaiata su un gigantesco masso, la
Torre di San Giovanni (recentemente restaurata a cura dell'Associazione
"la Torre"), poco oltre si può scegliere se fare una breve
passeggiata lungo un ombroso sentiero verso la diroccata Chiesa di
San Francesco (riscoperta dagli allievi della Guardia di Finanza), o
andare subito verso la magnifica Chiesa di San Giovanni (vedi
scheda), valorizzata in questi ultimi anni dal Parco Nazionale.
Continuando
verso la vetta del Perone si percorre una strada stretta e immersa nel
verde, dallo stradone sterrato che si apre sulla sinistra si possono
raggiungere agevolmente, con una lunga ma incantevole passeggiata, i
magnifici panorami delle Piane al Canale con vista su Montecristo,
Giglio, Pianosa e Corsica; oppure ci si può addentrare negli stretti
sentieri percorsi dai mufloni che portano al singolare villaggio di
caprili delle Macinelle. Se non avete voglia di camminare, potete
fermarvi nell'ombrosa pineta di Monte Perone e godere di un panorama
splendido che spazia su Montecristo, Giglio e la costa Toscana fino
all'Argentario.
Dopo
esservi riposati scendete in rapida picchiata verso Poggio, uno
dei due paesi inclusi nel Parco Nazionale, altro gioiello architettonico
con la sua pianta a chiocciola raccolta intorno alla Chiesa di San Nicolò
(forse del XII secolo); visitate le stradine e le piazzette di Poggio,
dirigetevi verso Marciana, non senza prima esservi fermati lungo la
strada a bere un sorso d'acqua della Fonte Napoleone.
Prima
di arrivare a Marciana si può salire sulla cabinovia che raggiunge la
vetta di Monte Capanne (1019 m), il più alto monte
dell'Arcipelago, dalla quale si gode una splendida visuale su tutte le
isole, la Corsica e sulla fascia costiera Toscana.
Marciana,
circondata da boschi di castagni, è la vera capitale del Parco
Nazionale; un borgo ricco di scalinate e di vicoli stretti e fioriti,
sovrastato dalla fortezza-residenza degli Appiani. In questo borgo si
respira la storia dell'Arcipelago Toscano con la Casa Appiani, il Museo Archeologico
che raccoglie reperti che vanno dalla
preistoria fino all'epoca romana, il Museo della storia contadina, la casa del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Vale la pena
affrontare la scalinata che parte vicino alla Fortezza, percorrendo una
caratteristica via crucis punteggiata da 13 cappelle, per raggiungere in
mezz'ora di cammino il santuario della Madonna del Monte, il più
importante dell'Elba (XVI-XVII secolo), dove recentemente è stato
riscoperto un affresco del Sodoma. Luogo ombreggiato da castagni
secolari, avvolto dal mistero e circondato da tracce preistoriche ed
etrusche.
Se,
dopo tanto movimento, avete appetito, a Marciana potete fare uno
spuntino al bar-birreria "la Porta", proprio all'antica
entrata del paese, dove si possono trovare ottimi panini, bruschette e
piatti freddi annaffiati con il generoso vino locale. Se invece avete
voglia di concedervi un buon pranzo vi consigliamo "l'Osteria del
Noce": un tranquillo ristorante in via della Madonna (sotto la
Fortezza). Visitata Marciana vi aspetta il mare di Marciana Marina,
mentre scendete per la provinciale della Civillina nascosta nel verde,
fate attenzione ad un largo sentiero sterrato che si apre sulla
sinistra, dopo una serie di secchi tornanti, e che conduce alla Chiesa
di San Lorenzo (vedi scheda).
Arrivati
a Marciana Marina, subito prima della deviazione verso il porto,
sulla destra, si trova il ristorante "La Fenicia"; se non
avete ancora pranzato fermatevi ad assaggiare alcuni degli originali e
gustosi piatti a base di pesce.
Marciana
Marina è un paese raccolto intorno al suo splendido lungomare ornato di
tamerici, con il porto sovrastato dalla mole della Torre che i più
dicono pisana, anche se molto probabilmente è del 1500. Assolutamente
da visitare il quartiere del Cotone con le sue case a picco sugli
scogli, ed anche le deliziose viuzze interne; in via Mentana, accanto
alla bella piazza della Chiesa, si trova "Gulliver", un curato
negozio di ceramiche d'autore, nel quale rimarrete incantati dalle
invenzioni dei maestri della ceramica italiani e stranieri.Il vostro
viaggio è terminato: è il momento di stendervi al sole, noi vi
consigliamo la spiaggia della Fenicia (garanzia Goletta Verde)
oppure le piccole spiaggette di ghiaia nascoste tra Marciana Marina e
Procchio. Se amate immergervi rivolgetevi all'Elba Diving Center di
Marciana Marina (che collabora spesso con Legambiente) per andare alla
scoperta di fondali che non scorderete facilmente.
LE
CHIESE PISANE DELL'ELBA
Tra
il 1016 e il 1039 la Repubblica marinara di Pisa abbe il dominio
sull'Arcipelago Toscano. In questi anni i Pisani poterono sfruttare le
cave di granito presenti sull'isola d'Elba per la costruzione della
Cattedrale e del Battistero di Pisa. Anche sull'isola costruirono
numerosi monumenti in granito, tra questi tre chiese situate nella parte
occidentale, sulle pendici di Monte Perone: San Lorenzo a Marciana, S.
Giovanni in Campo e Ss. Pietro e Paolo in Campo. Nella zona orientale
dell'isola vennero edificate altre chiese, utilizzando però un calcare
marmoso reperibile nelle vicinanze, tra cui S. Michele a Capoliveri e S.
Stefano alle Trane nel Comune di Portoferraio.
Queste
chiese furono seriamente danneggiate dai devastanti saccheggi perpetrati
dai saraceni nel corso delle incursioni portate a segno nel XVI secolo.
Dopodiche molte di esse, specialmente quelle più lontane dai centri
abitati, furono abbandonate e lasciate sole nella loro sfida contro il
tempo. A tutt'oggi la situazione della maggior parte delle chiese, o di
quello che ne è rimasto nel corso dei secoli, è rimasta
sostanzialmente invariata se si escludono alcuni occasionali e limitati
interventi.
Le
caratteristiche del romanico pisano, ed elementi comuni a tutte le
chiese costruite sono: la robustezza dell'organismo architettonico, il
senso di peso e di massa, la concezione dello spazio conchiuso e
accentrato, la semplicità della pianta e della decorazione,
l'attenzione ai problemi dell'illuminazione. I caratteri stilistici
delle chiese risultano tra loro molto simili: la pianta ricorrente è a
navata unica, di forma più o meno rettangolare, conclusa da un'abside
semicircolare coperta con un catino a quarto di sfera; l'illuminazione
era ottenuta grazie all'apertura di alcune monofore nel catino absidale
e sui lati longitudinali, e da due aperture a croce greca aperte nel
settore superiore della facciata e dell'abside; il tetto era di legno a
capanna e un campanile a vela arricchiva sulla facciata.
San
Lorenzo a Marciana
La
pieve di San Lorenzo sorge isolata in un magnifico bosco di
castagni, tra gli abitati di Marciana e Poggio. Fu edificata dai pisani
nella prima metà del XII secolo con il granito estratto dalle cave poco
distanti, ed ebbe il titolo di Abbazia fino al 1533, anno in cui i
pirati la misero a ferro e fuoco. Successivamente l'edificio fu in parte
ricostruito, ma venne poi abbandonato in seguito alla costruzione di una
nuova chiesa nel centro abitato di Marciana.
Lo
stato di rudere in cui si trova la pieve e la vegetazione che la
circonda creano nei visitatori un senso di fascino e di stupore,
accresciuti dall'imponenza dei resti del campanile a vela e dall'effetto
di robustezza della muratura.
San
Giovanni in Campo
La
pieve di San Giovanni in Campo, la maggiore delle chiese costruite dai
pisani sull'isola, fu eretta nella seconda metà del XII secolo nel
bosco del Monte Perone, tra gli abitati di San Piero e Sant'Ilario, in
posizione dominante sul golfo di Campo.
Anche
questo monumento è ridotto allo stato di rudere come San Lorenzo, ma è
meglio conservato: il campanile a vela della facciata è ancora integro
e il perimetro murario è ancora intatto, ciò permette di apprezzare
meglio la solidità e l'imponenza trasmesse dalla grandezza dei blocchi
di granito usati.
San
Michele a Capoliveri

Costruita
nella prima metà del XII secolo, in prossimità del centro abitato di
Capoliveri, fu abbandonata nel XVI secolo in seguito al saccheggio dei
Saraceni. Nei primi anni dell'Ottocento quel che rimaneva dell'edificio
fu trasformato in cimitero, con l'abside come cappella mortuaria.
Per
la costruzione della chiesa fu utilizzato un calcare locale, assai meno
duro del granito, che permise una lavorazione molto accurata, tutt'ora
evidente nell'abside decorata con un motivo ad arcatelle impostate su
lesene e mensole.
Il
Comune di Capoliveri ha provveduto di recente ad opere di restauro.
Santo
Stefano alle Trane
S.
Stefano è appartata su un piccolo colle che sovrasta il mare della
località Magazzini nel Comune di Portoferraio. Fu costruita nel XII
secolo in pietra calcare locale, di colore giallognolo, che, insieme
alla semplicità e all'eleganza della forma, le conferisce un fascino
luminoso. E' l'unica chiesa romanica dell'isola di epoca pisana dove si
svolgono ancora uffici religiosi.
Ss.
Pietro e Paolo in Campo

La
chiesa, costruita alla fine del XII secolo, sorge sopra un edificio del
VII secolo; questo spiega la presenza dell'insolita pianta a due navate
divise da colonne e pilastri, ciascuna con la propria abside. Nel XVI
secolo fu inglobata nella fortezza di S. Piero in Campo, il che ne
garantì una maggiore tutela ed un continuo utilizzo, conserva degli
affreschi del XIV e XV secolo.
Santa
Maria alle Piane del Canale

Della
Chiesa di Santa Maria alle Piane del Canale , nel
Comune di Campo nell'Elba e poco distante dalla meglio conservata chiesa
di San Giovanni, mangono le fondamenta e mura appena rialzate dal suolo.
Nel
2003 è stata oggetto di un importante campo di lavoro e studio da parte
dell'UNESCO nel corso del quale se ne è stata definita la collocazione
certa e sono affiorati importanti reperti paleocristiani.
RUDERI
E CHIESE SCOMPARSE
Pochi
resti rappresentano tutto ciò che rimane di San
Bartolomeo (o Bartolommeo) e San
Biagio sulle montagne di Pomonte e di San
Quirico di Grassera a Rio nell'Elba.
La
Pieve di Portoferraio (plebes de Ferraria) è stata completamente
inglobata in una nuova costruzione che non ha più niente della
primitiva costruzione romanica.
Di
San Miniato a Cavo, corrottosi in San
Bennato, il Mellini rilevò la pianta e il disegno della facciata. La
chiesa, situata a sud dell'abitato di Cavo, oggi non esiste più, sembra
sia stata demolita nei primi anni del '900 per far spazio ad una vigna.
Delle
Chiese romaniche di San Felice a Felo, San
Frediano, San Benedetto non rimane più nessuna traccia.
Legambiente
Arcipelago Toscano ringrazia per il contributo alla realizzazione di
questa guida:
Giorgia
di Giorgio e le sue Colleghe per le foto e le schede; Monica
De Petri per la revisione dei testi;
Gian
Mario Gentini, Fiorella Battaglini, Umberto Mazzantini per le ricerche
sul territorio.
Per
approfondire l'argomento suggeriamo i testi dell'Architetto Paolo
Ferruzzi, dell'Archeologo Michelangelo Zecchini e
"CHIESE ROMANICHE DELL'ISOLA D'ELBA" di I. Moretti e R.
Stoppani SALIMBENI / FIRENZE 1972
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