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1)Il Semaforo
A Chiessi, passato il ponte, lungo la strada
provinciale in direzione Marciana, imboccate il sentiero n.25 in salita. Siete
sul vecchio percorso dei vigneti, ormai abbandonati.
Costeggiate per
un tratto la gola del fosso del Tofonchino, in un tripudio di macchia
mediterranea. La salita è impegnativa ma lo spettacolo che si apre dietro e
davanti a voi vale la pena di un po’ di sudore. Dopo un tratto sterrato,
raggiungete la cresta rocciosa, il percorso si fa più vario, tra ginestre,
corbezzolo e rosmarino. Raggiungete un quadrivio, se volete visitare il faro
militare abbandonato del Semaforo (bellissima la vista su Patresi e la Corsica)
dirigetevi a sinistra tra i bassi cuscini spinosi della ginestrina aspalatoide
(un endemismo) che a maggio colorano di onde gialle l’intera zona. Per
proseguire prendete a destra verso il Troppolo. Arrivati al bivio roccioso,
prendete ancora a destra, verso Pomonte/Chiessi, lungo il sentiero n.3.
Ora il percorso è agevole, quasi sempre in discesa.
Siete nel regno del corbezzolo, l’albero del miele, con le sue frequenti
fioriture. Al bivio con il sentiro n.4 potete andare alla ricerca delle rovine
della Chiesa romanica di San Bartolommeo (XII sec.), quasi completamente
distrutta dal solito pirata Dragut nel XVI sec., ma l’area conserva anche tracce
di un insediamento antichissimo che risale alla preistoria, all’epoca
villanoviana. Ora potete ritornare sul sentiero n. 3 e discendere in rapida
picchiata verso Chiessi che si avvicina ad ogni passo, in fondo sulla costa.
Grado di difficoltà: impegnativo Tempo di
percorrenza: 5 ore
2)
Capo la terra
Vi proponiamo un sentiero ad anello breve (circa 4
km) ma impegnativo, riaperto dal Parco nell’autunno 2001.
Si parte dalla piazzetta della chiesa di Chiessi e
si risale la scalinata in granito tra le case fino a raggiungere il sentiero n.
3. Si segue il sentiero 3 per poche centinaia di metri e lo si abbandona al
primo bivio per imboccare il sentiero sulla sinistra (al recinto del cavallo).
Il percorso si fa più agevole, tra vecchi vigneti abbandonati ed orti che ancora
resistono.
Sotto di voi scorre
il fosso della Gneccarina. Raggiungete un nuovo bivio e, ancora a sinistra,
costeggiate un vigneto e scendete subito verso il fosso, dopo averlo
attraversato inizia una salita a tornati lungo una strada ancora in parte
scalinata in granito. Prendetela con calma, può spezzare fiato e gambe, godetevi
il panorama della vallata di Chiessi e risalite fino ad un vecchio magazzino
(nella zona c’è un vero e proprio villaggio agricolo abbandonato). Seguite il
sentiero tracciato tra terrazzamenti abbandonati e ginestre e raggiungete un
sentiero che corre tra due muretti. Proseguite in discesa verso Chiessi fino a
raggiungere la gola del Fosso dell’Infernetto, ora è tutta rapida discesa fino
allo stradone sterrato che, tra orti e canneti vi porterà fino al ponte di
Chiessi.
Grado di difficoltà: impegnativo Tempo di
percorrenza: 2 ore
I cisti
Lungo i percorsi potrete trovare tre specie di cisti (mucchi in elbano):
Il cisto femmina (cistus incanus) confoglie pelose e grossi fiori color fucsia;
il cisto maschio (cistus salvifolius) con grossi fiori bianchi; il cisto marino
(cistus monspeliensis) con piccoli fiori bianchi e foglie appiccicose al tatto.
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